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	<title>Elisa Malvestito &#187; public history</title>
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	<description>Consulente culturale</description>
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		<title>Si chiamavano ribelli</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Apr 2015 05:00:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Penso che oggi, 70° anniversario della Liberazione, sia il giorno più indicato per condividere con tutti voi un mio piccolo contributo. Nei mesi scorsi, nell&#8217;ambito del Master in Comunicazione Storica di cui vi ho già parlato, ho realizzato un breve documentario che ricostruisce la storia di una formazione partigiana valsesiana, l’84° Brigata Garibaldi “Strisciante Musati”, dal momento ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft wp-image-2370 size-medium" src="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2015/04/10982376_743170679127760_4761543624104983946_o-300x169.jpg" alt="si-chiamavano-ribelli" width="300" height="169" />Penso che oggi, 70° anniversario della Liberazione, sia il giorno più indicato per condividere con tutti voi un mio piccolo contributo.</p>
<p>Nei mesi scorsi, nell&#8217;ambito del Master in Comunicazione Storica di cui <a title="Un Master per cominciare" href="http://www.elisamalvestito.it/web/un-master-per-cominciare/">vi ho già parlato</a>, ho realizzato un breve documentario che ricostruisce la storia di una formazione partigiana valsesiana, l’84° Brigata Garibaldi “Strisciante Musati”, dal momento della sua nascita, nell’ottobre del 1943, alla sua riorganizzazione nel giugno 1944 in occasione della Valsesia Libera, momento che rappresenta un punto di svolta nella storia della resistenza locale. Dalla seconda metà del &#8217;44 i membri della Strisciante Musati aumenteranno notevolmente fino a farla diventare decisiva per la Liberazione della valle.</p>
<p>Puoi leggere una descrizione più completa e guardare il documentario nella <a title="Si chiamavano ribelli" href="http://www.elisamalvestito.it/web/progetti/si-chiamavano-ribelli">pagina</a> della sezione <a title="Si chiamavano ribelli" href="http://www.elisamalvestito.it/web/progetti/si-chiamavano-ribelli">I miei lavori</a>.</p>
<p>Da oggi è anche attiva una <a href="https://www.facebook.com/pages/Si-chiamavano-ribelli/711601145618047" target="_blank">pagina Facebook</a> che racconta questo mio lavoro. Vi chiedo un piccolo aiuto per diffondere tra i vostri amici, con un <em>mi piace</em> o un invito, un pezzo di Storia importante per la Valsesia.</p>
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		<title>Un Master per cominciare</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Mar 2015 13:34:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[malveli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Impressioni]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione storica]]></category>
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		<description><![CDATA[Sabato 7 marzo mi è stato consegnato il diploma di Master Universitario di II livello in Comunicazione Storica. Alla cerimonia era presente Serge Noiret che, dopo il suo ricco e interessante intervento sul rapporto tra storia e memoria, ha consegnato personalmente l&#8217;attestato agli studenti della III edizione del Master. Un momento davvero emozionante non solo ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2015/03/20150307_124016.jpg"><img class="alignnone wp-image-2278 size-large" src="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2015/03/20150307_124016-1024x576.jpg" alt="20150307_124016" width="620" height="349" /></a></p>
<p>Sabato 7 marzo mi è stato consegnato il diploma di <a href="http://www.mastercomunicazionestorica.it/" target="_blank">Master Universitario di II livello in Comunicazione Storica</a>. Alla cerimonia era presente Serge Noiret che, dopo il suo ricco e interessante intervento sul rapporto tra<strong> storia e memoria</strong>, ha consegnato personalmente l&#8217;attestato agli studenti della III edizione del Master. Un momento davvero emozionante non solo perché rappresenta la conclusione di un percorso di studi iniziato ormai 10 anni fa, ma anche e soprattutto perché mi ha permesso di riflettere sull&#8217;importanza di una <strong>figura professionale</strong> che in Italia, purtroppo, viene considerata marginale, quella dello <strong>storico</strong>.</p>
<p>Come è possibile pensare di interpretare e capire il senso di quello che ci succede intorno se non si ha consapevolezza di quello che è accaduto prima? La storia non è qualcosa che possiamo conoscere o non conoscere. E&#8217; una componente fondamentale della nostra esistenza quotidiana in quanto cittadini appartenenti ad un determinato contesto sociale, economico e culturale. Non possiamo assolutamente farne a meno.</p>
<p>Lo storico ha, oggi soprattutto, un ruolo fondamentale. Non deve solo ricercare e ricostruire quanto accaduto nel passato (sia esso lontano o recente), ma deve soprattutto trasmettere questa ricerca alla società nella quale si trova ad operare. Lo <strong>&#8220;storico pubblico&#8221;</strong> deve quindi &#8220;aumentare la consapevolezza della storia e la permanenza delle memorie collettive al di fuori degli ambienti accademici, anche con operazioni di divulgazione scientifica e d’insegnamento della storia&#8221; (S. Noiret,“Public History e Storia Pubblica nella rete&#8221;). Questo è il suo scopo principale, salvaguardare e trasmettere la<strong> memoria pubblica</strong> anche e soprattutto ai non addetti ai lavori, utilizzando strumenti opportuni e accattivanti.</p>
<p>La consapevolezza di questa necessità ha portato, ormai sei anni fa, all&#8217;attivazione di un Master in Comunicazione Storica presso l&#8217;Università di Bologna. L&#8217;obiettivo di questo percorso di studi è quello di creare figure professionali precise, gli &#8220;storici pubblici&#8221;, in grado non solo di fare ricerca storica, ma soprattutto in grado di trasmetterla. Operazione non semplice perché bisogna tenere insieme scientificità, rigore di ricerca e fascino divulgativo. Un buon sito, un interessante documentario o un&#8217;accattivante App sono alcuni degli strumenti che lo storico ha a disposizione per raggiungere la sua missione, quella di <strong>trasmettere</strong> la conoscenza storica al pubblico più ampio possibile.</p>
<p>Credo molto in questa missione e spero che la fine di questo percorso di studi sia solo l&#8217;inizio di un interessante e proficuo percorso professionale!</p>
<p><a href="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2015/03/20150307_122629.jpg"><img class="alignnone wp-image-2274 size-large" src="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2015/03/20150307_122629-1024x576.jpg" alt="20150307_122629" width="620" height="349" /></a></p>
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		<title>Gli Iblei in rete. Un esempio di Public History</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jul 2014 16:43:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[malveli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione storica]]></category>
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		<category><![CDATA[storia digitale]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel marzo 2013, in occasione del convegno di studi svoltosi a Chiaramonte Gulfi (RG) all’indomani della produzione del documentario Terramatta; Il Novecento italiano di Vincenzo Rabito analfabeta siciliano (Nastro d’argento 2013), ha avuto inizio un progetto dal nome curioso, Archivio degli Iblei. Nato da un’idea di Chiara Ottaviano, fondatrice di Cliomedia Officina, la prima società ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Nel marzo 2013, in occasione del convegno di studi svoltosi a Chiaramonte Gulfi (RG) all’indomani della produzione del documentario <em>Terramatta; Il Novecento italiano di Vincenzo Rabito analfabeta siciliano</em> (Nastro d’argento 2013), ha avuto inizio un progetto dal nome curioso, Archivio degli Iblei.</p>
<div id="attachment_2202" style="width: 416px" class="wp-caption aligncenter"><img class="wp-image-2202   " src="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2015/01/6-IbleiLogoNEGativoREDcornice.jpg" alt="6-IbleiLogoNEGativoREDcornice" width="406" height="160" /><p class="wp-caption-text">Logo del progetto &#8220;Archivio degli Iblei&#8221;</p></div>
<p>Nato da un’idea di Chiara Ottaviano, fondatrice di <a href="http://www.cliomediaofficina.it/" target="_blank">Cliomedia Officina</a>, la prima società in Italia che ha per mission la Public History, il progetto si pone due obiettivi fondamentali. Innanzitutto quello di valorizzare il patrimonio storico-culturale di una comunità siciliana stanziata sul territorio compreso tra Ragusa e Siracusa, dove appunto si erge la catena dei Monti Iblei. Scopo dell’iniziativa promossa dal convegno era quello di raccogliere tutte le memorie, le ricerche, le testimonianze e i documenti relativi alla comunità siciliana per inserirla, e quindi renderla nota, in un più ampio contesto globale. Allo stesso tempo, un obiettivo importante che si pone il comitato promotore del progetto è quello di “divenire sia un punto di riferimento per chi opera nel territorio in ambito culturale (virtuale e non), sia creare un’occasione di visibilità, oltre i confini regionali e nazionali, anche per gli studi e le intelligenze espresse”, come sottolinea Chiara Ottaviano nell’articolo apparso sulla rivista digitale <a href="http://storiaefuturo.eu/larchivio-degli-iblei-luso-della-rete-per-partecipare-e-suscitare-interesse-per-la-storia/" target="_blank">Storia e Futuro</a> nel febbraio 2014.</p>
<p>Gli strumenti divulgativi e informatici di cui si è dotato inizialmente il progetto, con i quali ha iniziato la campagna di raccolta dei materiali, sono stati un sito internet dedicato e una pagina facebook creata appositamente. Il sito internet (<a href="http://www.archiviodegliiblei.it/" target="_blank">www.archiviodegliiblei.it</a>) è stato realizzato tramite il kit open source Museo&amp;Web promosso dal MIBACT &#8211; Ministero per i Beni, le Attività Culturali e il Turismo &#8211; all’interno del progetto Minerva Europe. «E’ stato certamente un punto di forza quello di avere scelto un sistema open source collegato ad una realtà più ampia per la realizzazione del sito. Ci ha subito permesso di essere segnalati nazionalmente e internazionalmente», spiega Chiara Ottaviano nell’incontro organizzato con la redazione. La ricca <a href="http://www.archiviodegliiblei.it/index.php?it/493/rassegna-stampa" target="_blank">Rassegna stampa</a> presente nel sito e la segnalazione da parte dell&#8217;<a href="http://primary-sources.eui.eu/website/archivio-degli-iblei" target="_blank">European History Primary Sources</a> (EHPS) ne sono una conferma.<br />
Il portale è suddiviso in quattro sezioni principali che permettono agli utenti di interrogare con facilità le fonti e i documenti sulla comunità iblea. Ciascuna sezione (<em>Percorsi tematici, Testimoni e studiosi, Archivio immagini, Testi e ricerche</em>) rappresenta una chiave di lettura ben precisa del territorio.<br />
Nella sezione <em>Testimoni e studiosi</em> sono raccolte video-interviste a testimoni e ricercatori i quali, attraverso il racconto della propria esperienza personale e delle proprie ricerche, descrivono quei cambiamenti sociali e culturali, soprattutto degli anni Sessanta e Settanta, del Novecento vissuti anche dalla comunità iblea. Nell’<em>Archivio immagini</em> sono pubblicate numerose gallerie fotografiche, suddivise cronologicamente e tematicamente, ricche di preziose e rare immagini per lo più ricavate da archivi e collezioni private. Nella sezione <em>Testi e ricerche</em> si possono leggere memorie, studi e documenti su diversi argomenti scritti da studiosi e appassionati della cultura iblea. Infine, all’interno dei <em>Percorsi tematici</em>, si ritrovano i diversi contributi presenti nelle precedenti sezioni ma raggruppati per tematiche di interesse sociale e culturale (<em>In campagna, Il mangiare, La scuola</em>, …). Si tratta di un sito internet ben strutturato e accattivante, «i contenuti sono facilmente navigabili e interrogabili grazie ad un’interfaccia e ad una grafica piacevoli e semplici”, come sottolineato da Stefano Franzolin, tra i redattori del sito.</p>
<div id="attachment_2204" style="width: 432px" class="wp-caption aligncenter"><img class=" wp-image-2204  " src="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2015/01/home_page_archivio_iblei.jpg" alt="home_page_archivio_iblei" width="422" height="300" /><p class="wp-caption-text">Sito internet del progetto</p></div>
<p>Per quanto riguarda la pagina facebook dedicata al progetto (<a href="https://www.facebook.com/groups/705791512780124/" target="_blank">Archivio degli Iblei</a>), questa è stata fin da subito utilizzata non solo per comunicare le iniziative proposte, ma anche e soprattutto come sistema di raccolta e promozione di materiali. «Facebook è stato utilizzato come strumento informale per contribuire al progetto. Non tiene nessuno fuori dalla porta e sollecita la partecipazione» (Chiara Ottaviano). «Quello della collaborazione è stato fin da subito un punto di forza del progetto. Una partecipazione non solo virtuale, ma che è riuscita a trovare un alto livello di adesione nella realtà, come si è visto in occasione del corso di aggiornamento sulle fonti orali e nelle manifestazioni collaterali» (Walter Tucci, senior di Cliomedia Officina).<br />
Il progetto Archivio degli Iblei, che trova nel sito e nella pagina facebook degli ottimi strumenti di realizzazione e promozione, nasce come progetto che crede nella multimedialità, ma allo stesso tempo «non vive solo all’interno di internet e non coincide solo con il sito. Sono stati fatti grandi sforzi sul territorio per fare di questo progetto un punto di positiva attrazione per realtà ed energie presenti sul territorio ibleo che spesso non dialogano tra loro. L’idea di poter creare sinergie positive tra soggetti presenti sul territorio e la possibilità di collegarsi ad un network nazionale e internazionale è stato uno dei principi alla base del successo di partecipazione. Resta aperto il problema della sostenibilità economica» (Chiara Ottaviano). Secondo Andrea Nicita, il più giovane membro della redazione, «uno dei prossimi passi sarà quello di ampliare la partecipazione, soprattutto delle scuole».<br />
Si può affermare con certezza che il progetto, e dunque anche il portale, dell’Archivio degli Iblei è un ottimo esempio di Public History: stimola alla ricerca scientifica attraverso un’operazione di comunicazione e divulgazione storica.</p>
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