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	<title>Elisa Malvestito &#187; Top news</title>
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	<description>Consulente culturale</description>
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		<title>Il lancio di un nuovo lavoro&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Mar 2017 13:15:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A Borgosesia, in occasione della serata culturale organizzata dal Comitato Carnevale della città, ho presentato il trailer del documentario &#8220;Quando c&#8217;era il Sociale&#8230;&#8221; prodotto dalla Società Valsesiana di cultura. E&#8217; stato un momento particolarmente emozionante non solo perché, attraverso questo lavoro, avrò la possibilità di approfondire le mie conoscenze su alcune tradizioni folkloristiche della mia ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2017/03/Teatro-Sociale.jpg"><img class="alignnone  wp-image-2422" src="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2017/03/Teatro-Sociale.jpg" alt="Teatro Sociale" width="277" height="248" /></a>A Borgosesia, in occasione della serata culturale organizzata dal Comitato Carnevale della città, ho presentato il trailer del documentario &#8220;Quando c&#8217;era il Sociale&#8230;&#8221; prodotto dalla Società Valsesiana di cultura.</p>
<p>E&#8217; stato un momento particolarmente emozionante non solo perché, attraverso questo lavoro, avrò la possibilità di approfondire le mie conoscenze su alcune tradizioni folkloristiche della mia terra, ma soprattutto perché attraverso la ricostruzione della storia di un luogo a partire dalle voci di testimoni diretti, avrò la possibilità di conoscere persone eccezionali nella loro semplicità. Per questo amo il mio lavoro!</p>
<p>Se volete vedere il trailer cliccate sulla pagina <a title="Quando c’era il Sociale…" href="http://www.elisamalvestito.it/web/progetti/quando-cera-il-sociale/">&#8220;Quando c&#8217;era il Sociale&#8230;&#8221;</a> nella sezione dedicata ai miei lavori e ditemi cosa ne pensate (se poi avete anche qualcosa da raccontarmi sulla storia di questo teatro non esitate a contattarmi o a contattare la Società Valsesiana di cultura attraverso la <a href="https://www.facebook.com/Quando-cera-il-Sociale-254398201573257/?fref=ts" target="_blank">pagina facebook</a> dedicata al progetto).</p>
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		<title>Una menzione speciale</title>
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		<pubDate>Wed, 27 May 2015 17:05:08 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2015/05/20150527_163805.jpg"><img class=" wp-image-2379 size-large aligncenter" src="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2015/05/20150527_163805-1024x576.jpg" alt="20150527_163805" width="620" height="349" /></a></p>
<p>Sono appena rientrata dalla giornata di premiazione del concorso &#8220;Filmare la storia&#8221; indetto dall&#8217;<a href="http://www.ancr.to.it/wp/" target="_blank">Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza</a> di Torino.</p>
<p>E&#8217; stato un pomeriggio davvero stimolante. I lavori prodotti dai ragazzi di diverse scuole del Piemonte (e non solo) hanno raccontato diverse storie del Novecento, dalla Resistenza in Liguria all&#8217;assedio di Sarajevo. Quest&#8217;anno, per la prima volta nella storia del concorso che festeggia i suoi primi dodici anni di attività, sono stati premiati anche prodotti audiovisivi realizzati da videomakers professionisti che avevano come tema comune quello del racconto della Storia del Novecento. Anche questa sezione speciale si è dimostrata ricca di spunti e riflessioni che mi aiuteranno sicuramente nei lavori che spero potrò fare in futuro.</p>
<p>Ed è proprio in questa sezione che il mio piccolo contributo alla storia della Resistenza, il documentario &#8220;Si chiamavano ribelli&#8221;, ha ricevuto una menzione della giuria all&#8217;interno del premio speciale &#8220;25 aprile&#8221;. E&#8217; stato davvero emozionante ascoltare le motivazioni che hanno spinto i membri della giuria a premiare questo mio lavoro e ancora più emozionante sono state le parole di Ezio Montalenti, presidente dell&#8217;Anpi di Torino e provincia, che non solo ha elogiato il filmato, ma ha anche raccontato di un episodio che l&#8217;ha visto protagonista durante la guerra di una fuga rocambolesca proprio lì, tra i monti dove i partigiani della Strisciante Musati stavano combattendo per la libertà. Sentir parlare degli &#8220;eroi valsesiani&#8221; ha suscitato in me un grande senso di orgoglio, non solo per il premio che mi è stato consegnato, ma anche e soprattutto per la mia provenienza territoriale che, nonostante la lontananza avrà sempre un posto speciale nel mio cuore.</p>
<p>Ringrazio davvero la giuria del premio speciale &#8220;25 aprile&#8221; per questa menzione&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>&#8220;Attraverso la struttura tradizionale del documentario emergono tratti curiosi e interessanti della storia della Brigata &#8220;Strisciante Musati&#8221; della Valsesia. Un lavoro accurato e ben equilibrato, ricostruito grazie alle testimonianze dirette e indirette e alla raccolta dei documenti dell&#8217;epoca. Sicuramente un documentario di pregio per valorizzare una storia poco conosciuta del partigianato piemontese&#8221;</p>
<p>(motivazione della menzione della giura del premio speciale &#8220;25 aprile&#8221; di Filmare la Storia, 12° edizione)</p>
<p><a href="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2015/05/20150527_1645581.jpg"><img class="alignnone wp-image-2380 size-large" src="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2015/05/20150527_1645581-576x1024.jpg" alt="20150527_164558" width="576" height="1024" /></a></p></blockquote>
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		<title>Si chiamavano ribelli</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Apr 2015 05:00:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Penso che oggi, 70° anniversario della Liberazione, sia il giorno più indicato per condividere con tutti voi un mio piccolo contributo. Nei mesi scorsi, nell&#8217;ambito del Master in Comunicazione Storica di cui vi ho già parlato, ho realizzato un breve documentario che ricostruisce la storia di una formazione partigiana valsesiana, l’84° Brigata Garibaldi “Strisciante Musati”, dal momento ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft wp-image-2370 size-medium" src="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2015/04/10982376_743170679127760_4761543624104983946_o-300x169.jpg" alt="si-chiamavano-ribelli" width="300" height="169" />Penso che oggi, 70° anniversario della Liberazione, sia il giorno più indicato per condividere con tutti voi un mio piccolo contributo.</p>
<p>Nei mesi scorsi, nell&#8217;ambito del Master in Comunicazione Storica di cui <a title="Un Master per cominciare" href="http://www.elisamalvestito.it/web/un-master-per-cominciare/">vi ho già parlato</a>, ho realizzato un breve documentario che ricostruisce la storia di una formazione partigiana valsesiana, l’84° Brigata Garibaldi “Strisciante Musati”, dal momento della sua nascita, nell’ottobre del 1943, alla sua riorganizzazione nel giugno 1944 in occasione della Valsesia Libera, momento che rappresenta un punto di svolta nella storia della resistenza locale. Dalla seconda metà del &#8217;44 i membri della Strisciante Musati aumenteranno notevolmente fino a farla diventare decisiva per la Liberazione della valle.</p>
<p>Puoi leggere una descrizione più completa e guardare il documentario nella <a title="Si chiamavano ribelli" href="http://www.elisamalvestito.it/web/progetti/si-chiamavano-ribelli">pagina</a> della sezione <a title="Si chiamavano ribelli" href="http://www.elisamalvestito.it/web/progetti/si-chiamavano-ribelli">I miei lavori</a>.</p>
<p>Da oggi è anche attiva una <a href="https://www.facebook.com/pages/Si-chiamavano-ribelli/711601145618047" target="_blank">pagina Facebook</a> che racconta questo mio lavoro. Vi chiedo un piccolo aiuto per diffondere tra i vostri amici, con un <em>mi piace</em> o un invito, un pezzo di Storia importante per la Valsesia.</p>
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		<title>Suite francese. Una Storia vera.</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Mar 2015 15:52:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Non ho mai letto nulla di Irène Némirovsky, scrittrice francese ebrea originaria di Kiev, deportata ad Auschwitz nel luglio 1942 dove morì poche settimane dopo. Non avevo neanche mai sentito parlare di Suite Francese, l’ultima opera letteraria incompiuta della Némirovsky e pubblicata postuma solo nel 2004. Una storia che, secondo me, ha dell’incredibile se si ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2015/03/suite_francese.jg_.jpg"><img class="aligncenter wp-image-2322 size-full" src="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2015/03/suite_francese.jg_.jpg" alt="suite_francese.jg_" width="599" height="453" /></a></p>
<p>Non ho mai letto nulla di <strong>Irène Némirovsky</strong>, scrittrice francese ebrea originaria di Kiev, deportata ad Auschwitz nel luglio 1942 dove morì poche settimane dopo. Non avevo neanche mai sentito parlare di <strong><em>Suite Francese</em></strong>, l’ultima opera letteraria incompiuta della Némirovsky e pubblicata postuma solo nel 2004. Una storia che, secondo me, ha dell’incredibile se si pensa al momento in cui è stata scritta.<br />
Nel <strong>giugno 1940</strong> la <strong>Francia</strong> era stata occupata dalle truppe tedesche e alla fine del mese era stata divisa in due grossi blocchi: una zona militare di occupazione a nord del paese e un governo collaborazionista, noto con il nome di Repubblica di Vichy, nella parte meridionale. La Némirovsky inizia a lavorare alla sua opera in piena occupazione militare e, nonostante le difficoltà che, in quanto francese e per giunta ebrea, deve quotidianamente affrontare, si immagina una struggente storia d’amore tra una giovane francese appassionata di musica classica e un giovane ufficiale tedesco. La dolcezza con la quale viene ritratto il soldato nazista stupisce se si pensa all&#8217;autrice e al contesto storico nel quale stava vivendo. Colpisce la sua sensibilità nel ritrarre un uomo che rappresentava non solo il suo nemico, ma soprattutto quello che sarebbe stato, poco tempo dopo, il suo aguzzino. Stupisce la sua capacità nell&#8217;intravedere, dietro ad una divisa militare, l’umanità nascosta di un giovane tedesco, costretto a combattere per una causa non sua e per nulla convinto dei metodi adottati dai suoi superiori.<br />
<em>Suite francese</em> è un ottimo<strong> film storico</strong> per due motivi principali. Innanzitutto perché racconta una storia ambientata in un momento ben preciso, quello dell’occupazione militare nazista in Francia. Le scene dei bombardamenti che aprono il racconto sono ben costruite e del tutto verosimili rispetto alla realtà dei fatti. Parigi e la campagna circostante vennero duramente bombardate nel giugno 1940. Le bombe tedesche colpirono soprattutto obiettivi civili quali fabbriche, stazioni, strade perché lo scopo era quello di indebolire il nemico e sconvolgere la vita della popolazione civile. Anche l’arrivo dei soldati nazisti nel tranquillo paese di Bussy e i disordini che questo provocò è ricostruito in modo fedele. Si trattò di una vera e propria occupazione militare che comportò requisizioni di beni e averi, delazioni e uccisioni. Diversi sono gli episodi che vengono ricordati nel film: dall&#8217;invasione delle abitazioni da parte delle truppe tedesche, all&#8217;uccisione del podestà come atto di rappresaglia, alle violenze contro le donne. Il film quindi restituisce un episodio storico ben preciso e ci aiuta ad approfondire un tema ancora oggi poco noto in Italia.<br />
Oltre a questo, però, il film di<strong> Saul Dibb</strong>, regista britannico noto per un altro film di carattere storico (“La duchessa”, 2008), ci restituisce, in una nuova forma, una vera e propria <strong>testimonianza scritta</strong>. L’opera di Némirovsky, sebbene incompiuta e rimasta inedita per più di sessant&#8217;anni, ci restituisce uno spaccato di un’epoca e la visione del mondo di una donna che stava vivendo uno dei più tragici capitoli della storia del Novecento.<br />
Per concludere <em>Suite francese</em> è, secondo me, il frutto di un’operazione di <strong>divulgazione storica</strong> che riesce a trasmettere anche ad un pubblico di non esperti non solo una bella storia d’amore ambientata più di settanta anni fa, ma anche e soprattutto una storia vera. Una <strong>Storia</strong>, con la esse maiuscola.</p>
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		<title>Scrivere la Storia</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jun 2014 15:47:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Di seguito un mio articolo pubblicato su Novecento.org, rivista dell&#8217;Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia Breve riflessione di un’apprendista della comunicazione storica Il testo storico didattico Un testo didattico può essere definito, secondo un’accezione generale, come una tessitura di informazioni finalizzate all’apprendimento di nozioni ben precise. Questo vale ovviamente anche ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Di seguito un mio articolo pubblicato su <a title="Novecento.org" href="http://www.novecento.org/didattica-in-classe/scrivere-la-storia-672/" target="_blank">Novecento.org</a>, rivista dell&#8217;Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia</em></p>
<h3>Breve riflessione di un’apprendista della comunicazione storica</h3>
<h4>Il testo storico didattico</h4>
<p>Un testo didattico può essere definito, secondo un’accezione generale, come una <strong>tessitura di informazioni</strong> finalizzate all’apprendimento di nozioni ben precise. Questo vale ovviamente anche per un testo storico didattico dove non solo si assimilano contenuti (avvenimenti, nomi, date, processi storici, ecc.), ma si acquisisce anche uno specifico metodo di indagine del passato in relazione al presente.<br />
Le informazioni inserite all’interno di un testo storico didattico devono rispecchiare le seguenti caratteristiche:</p>
<ol>
<li>devono comunicare dati ben precisi (<strong>informazioni fattuali</strong>, come nomi, date, luoghi, ecc);</li>
<li>devono essere contestualizzate nel periodo, nello spazio e nel contesto sociale (<strong>informazioni ricapitolative</strong>);</li>
<li>devono essere messe in relazione con la situazione attuale (<strong>informazioni significative</strong>, alle quali cioè lo storico ha attribuito un significato inserendole all’interno del più ampio processo evolutivo dell’uomo);</li>
<li>devono assolutamente essere prive di considerazioni di valore e di giudizio personali.</li>
</ol>
<p>Per realizzare un corretto prodotto didattico è fondamentale un attento e preciso lavoro preliminare di reperimento e selezione di informazioni storiche utili al testo che si vuole produrre. Lo studio preventivo di testi storici scientifici è dunque una condizione imprescindibile per una buona scrittura didattica.</p>
<p><a href="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2014/06/libri-di-testo.jpg"><img class=" size-full wp-image-2250 aligncenter" src="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2014/06/libri-di-testo.jpg" alt="libri di testo" width="480" height="270" /></a></p>
<h4>Come scrivere testi storici didattici</h4>
<p>La prima azione da mettere in atto, una volta acquisite le informazioni preliminari, è quella della <strong>tematizzazione</strong>.<br />
Usando una definizione di Ivo Mattozzi, la tematizzazione consiste principalmente nell’individuazione della questione storica da esaminare secondo una determinata prospettiva di indagine e delle precise coordinate temporali e spaziali. Se, ad esempio, si vuole costruire un testo storico didattico sulle “invasioni barbariche” del IX sec a.C. bisogna:</p>
<ul>
<li>definire il punto di vista attraverso il quale si affronterà il tema (nel nostro caso ad esempio si può scegliere di analizzare il contributo delle “invasioni” alla costruzione di una primitiva identità europea);</li>
<li>stabilire gli estremi cronologici (ad esempio IX-XI sec. a.C.);</li>
<li>indicare la scala spaziale esaminata (ad esempio l’Europa intesa come continente geografico);</li>
<li>definire la rilevanza della conoscenza.</li>
</ul>
<p>Il secondo passaggio, quello più complesso, consiste nel <strong>montaggio delle informazioni</strong>, ovvero nella loro organizzazione espositiva. Affinché un testo storico sia didatticamente efficace è necessario tenere conto del lettore modello al quale ci si rivolge. In particolare si deve:</p>
<ul>
<li>individuare il lettore modello (età, processi cognitivi, conoscenze già acquisite);</li>
<li>utilizzare un linguaggio adeguato al lettore modello;</li>
<li>organizzare le informazioni secondo una precisa struttura testuale (temi, sottotemi, capitoli, paragrafi) e un’alternanza di forme discorsive (narrazioni, descrizioni, argomentazioni);</li>
<li>esplicitare, quando necessario, tutti i passaggi logici, tenendo conto della modularità delle informazioni (un’informazione deve preparare ad un’altra) ed evitando inferenze e sottintesi;</li>
<li>catturare l’attenzione del lettore modello.</li>
</ul>
<p>Anche la <strong>struttura retorica</strong> riveste un ruolo importante nella costruzione di un testo didattico. Se il ragazzo è incentivato nella lettura di un testo, le informazioni acquisite rimarranno impresse più facilmente. Per questo motivo:</p>
<ul>
<li>il linguaggio, oltre ad essere adeguato al lettore, deve essere diversificato e accattivante. Deve creare <strong>curiosità</strong>;</li>
<li>bisogna utilizzare figure retoriche adeguate al lettore, alla finalità e al contenuto del testo (es. metafore, analogie, inversioni sintattiche, parafrasi, climax, ecc.);</li>
<li>l’incipit deve essere costruito in modo convincente (nell’incipit devono essere inserite tutte le informazioni relative alla tematizzazione);</li>
<li>bisogna alleggerire il corpo del testo attraverso l’inserimento di grafici temporali, cartine geografiche e immagini d’arredo. Questi elementi non solo abbelliscono il testo, ma permettono di rendere più significative le informazioni indicate nell’apparato testuale. Una linea temporale aiuta ad esempio il ragazzo a inserire un evento storico all’interno di un processo temporale più duraturo; una cartina geografica colloca l’evento in un determinato contesto spaziale, sia locale che mondiale; un’immagine fissa visivamente un concetto astratto.</li>
</ul>
<p><a href="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2014/06/flusso-testo-storico.png"><img class="  wp-image-2248 aligncenter" src="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2014/06/flusso-testo-storico.png" alt="flusso-testo-storico" width="469" height="319" /></a></p>
<h4>Lo storico e la scrittura oggi</h4>
<p>In <em>Apologia della storia</em> Marc Bloch sottolinea chiaramente quale importanza abbia la scrittura per la Storia intesa come scienza.<br />
Oggi questa importanza ha raggiunto livelli altissimi. “La civiltà dell’immagine e della multimedialità è sempre più la civiltà della scrittura. […] Siamo una Text Generation, che lavora, impara e comunica soprattutto leggendo e scrivendo. Tutti, non solo i comunicatori […]” dice Luisa Carrada, esperta di scrittura creativa e professionale, nel suo libro <em>Il mestiere di scrivere.<br />
</em>E’ fondamentale saper scrivere, soprattutto oggi, soprattutto per gli storici che da sempre concentrano la propria attenzione sulla ricerca analitica e trascurano l’aspetto divulgativo e comunicativo. Se vogliamo quindi trasmettere e comunicare corretti contenuti storici dobbiamo imparare a scrivere di storia, soprattutto nell’ambito della didattica.</p>
<h4>La storia è didattica</h4>
<p>Possiamo dunque definire la didattica come una delle missioni fondamentali della storia. Una missione didattica, volta cioè all’insegnamento di un preciso metodo di analisi del presente e quindi alla creazione di una maggior consapevolezza civica. Questo obiettivo deve essere tenuto a mente da coloro che per mestiere si occupano di didattica della storia. L’insegnante, l’educatore, il consulente storico devono sempre ricordarsi che scopo ultimo dell’insegnamento storico non è unicamente quello di fare apprendere un insieme di nozioni storiografiche. E’ fondamentale che lo studente, lettore privilegiato di un prodotto storico didattico, acquisisca quelle strutture mentali che gli permettano di sviluppare quella coscienza critica necessaria alla vita civica.<br />
Per l’apprendimento di questi contenuti storici e strumenti mentali si passa necessariamente dal testo scritto. Il manuale di storia, gli innumerevoli prodotti multimediali o i diversi documentari televisivi sono gli strumenti attraverso i quali i ragazzi acquisiscono competenze e conoscenze storiche. Imparare a sceglierli e realizzarli è quindi uno dei compiti essenziali di un buon insegnante. Oltre che di un qualunque buon apprendista della comunicazione storica.</p>
<h4>Un Master per imparare a scrivere</h4>
<p>Nell’autunno del 2013 ha avuto inizio la terza edizione del Master in Comunicazione storica dell’Università di Bologna. Per molti frequentanti, iscritti al Master con l’obiettivo di acquisire competenze tecniche per la realizzazione di documentari e App su temi storici, il primo corso dedicato alla scrittura e al linguaggio della storia è stato forse un po’ spiazzante. Le perplessità sono state però subito risolte. Il corso tenuto dal professor Ivo Mattozzi, storico italiano esperto di didattica per la storia, si è subito rivelato un insegnamento fondamentale e propedeutico ai corsi successivi. Il punto principale del corso è stato infatti il seguente: saper scrivere di storia è la base necessaria per la realizzazione di efficaci prodotti divulgativi e didattici.</p>
<h4>Piccola proposta bibliografica</h4>
<p>Marc Bloch, <em>Apologia della storia o Mestiere di storico</em>, Torino, Einaudi, 2009.<br />
Antonio Brusa, <em>Il manuale, uno strumento per la didattica laboratoriale</em>, in Paolo Bernardi (a cura di), <em>Insegnare storia. Guida alla didattica del laboratorio storico</em>, UTET, Torino, 2006.<br />
Luisa Carrada, <em>Il mestiere di scrivere. Le parole al lavoro, tra carta e web</em>, Apogeo Education, Milano, 2008.<br />
Ivo Mattozzi, <em>Pensare la storia da insegnare</em>. Vol.1 <em>Pensare la storia</em>, Cenacchi Editrice, Castel Guelfo (BO), 2012.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Come citarlo</h4>
<p>Elisa Malvestito, <em>Scrivere la storia</em>, Novecento.org, n. 3, 2014. DOI: 10.12977/nov27</p>
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