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	<title>Elisa Malvestito &#187; storia</title>
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		<title>Tutti al mare&#8230;o forse no!</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Oct 2014 16:53:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Breve recensione di una storica sul nuovo documentario “Vacanze al mare” di Ermanno Cavazzoni La mia prima impressione sul nuovo documentario di Cavazzoni non è stata molto positiva. Sono uscita dalla sala del Cinema Lumière di Bologna con un grande interrogativo in testa: quale messaggio voleva trasmettere il regista attraverso questa analisi antropologica sulle vacanze al mare degli italiani? ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>Breve recensione di una storica sul nuovo documentario “Vacanze al mare” di Ermanno Cavazzoni</h3>
<div id="attachment_2209" style="width: 444px" class="wp-caption aligncenter"><img class=" wp-image-2209 " src="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2014/10/Vacanze_al_mare.jpg" alt="Vacanze_al_mare" width="434" height="245" /><p class="wp-caption-text">Locandina del documentario &#8220;Vacanze al mare&#8221;</p></div>
<p style="text-align: left;">La mia prima impressione sul nuovo documentario di Cavazzoni non è stata molto positiva. Sono uscita dalla sala del Cinema Lumière di Bologna con un grande interrogativo in testa: quale messaggio voleva trasmettere il regista attraverso questa analisi antropologica sulle vacanze al mare degli italiani?<br />
Questa volontà di esplorare con un taglio semi-scientifico, quasi da moderno etologo, il<br />
comportamento dell’italiano medio (l’Homo litoralis, come dice lo stesso Cavazzoni) sulle spiagge della penisola mi era apparsa inizialmente insignificante e in parte forzata. Oltretutto il mio tentativo di analizzarlo come documentario storico rischiava di essere fuorviante.<br />
Il documentario di Cavazzoni non può essere definito un documentario storico in senso stretto. Innanzitutto per un uso limitato della tipologia di fonti. Tutto il documentario è costruito attraverso l’accostamento e il montaggio di “filmati di famiglia su pellicola o girati da cineamatori tra il 1920 e il 1980” (scritta che appare all’inizio del film) provenienti dall’archivio Home Movies di Bologna. La ricerca archivistica preliminare deve essere stata intensa e complessa. Guardare e selezionare migliaia di filmati famigliari non è stata sicuramente un’operazione semplice.<br />
Lo stesso lavoro di accostamento e montaggio delle scene selezionate è risultato efficace, soprattutto se lo confrontiamo con l’espediente narrativo utilizzato. Tutto il documentario, infatti, è costruito come se un etologo o un antropologo sociale ricostruisse i comportamenti di una razza animale durante un periodo di migrazione (l’essere umano durante le “vacanze al mare”). La voce narrante fuori campo che accompagna il susseguirsi delle immagini tragicomiche delle ferie d’agosto è uno strumento di narrazione non propriamente nuovo. Pensiamo a tutti i documentari naturalistici che scandiscono la programmazione di noti canali televisivi. L’utilizzo, però, dello stile “documentario naturalista” associato ad un’analisi comica del comportamento umano si è rivelato funzionale e adeguato al tema.<br />
Dicevo, uso limitato della tipologia di fonti. Questo perché nel documentario vengono usati solo i filmati di famiglia, senza una critica o una contestualizzazione storica della stessa fonte. Inoltre Cavazzoni non spiega come mai ad un certo punto gli italiani iniziano a “migrare” verso le coste della penisola per torturarsi al sole e affollarsi nell’acqua bollente. Solo un breve cenno, all’inizio del documentario, sulla conquista delle ferie da parte dei lavoratori a metà Novecento, ma nient’altro. Non ricostruisce un processo storico, ma si limita ad esaminare un dato di fatto.<br />
Difficile quindi definire “Vacanze al mare” un documentario storico. Questo è il motivo per cui all’inizio l’ho criticato abbastanza duramente. Inoltre non mi sembrava che il lavoro di Cavazzoni potesse essere utilizzato come fonte storica per ricostruire il fenomeno del turismo di massa della seconda metà del XX secolo. Si possono utilizzare le immagini, ma la voce narrante fuori campo è fuorviante. Probabilmente può darci molto più informazioni sulla società attuale rispetto a quella che prende in esame. Se lo si considera da questo punto di vista, emerge una società critica nei confronti di quella che l’ha preceduta, critica soprattutto nei confronti di un atteggiamento sessuale in parte oggi superato.<br />
Sono state queste perplessità e dubbi che mi hanno spinto a rivedere il documentario e ad analizzarlo da un’altra angolazione.<br />
Il film di Cavazzoni può essere considerato come un ottimo e valido prodotto “metastorico”. Permette, infatti, di riflettere non tanto sul fenomeno del turismo di massa o sui comportamenti sessuali dell’uomo, bensì sul ruolo che la storia e lo storico rivestono ai giorni nostri.<br />
Il primo spunto interessante emerge dall’analisi della tipologia di fonte utilizzata. “Vacanze al mare” è il primo lavoro culturale che utilizza il filmato di famiglia come documento di ricerca. Questo dovrebbe spingere gli storici ad interrogarsi su ciò che può essere considerato “fonte storica”, sulle innumerevoli tipologie documentarie che non hanno ancora acquisito tale riconoscimento e sulla ricchezza informativa che nuovi documenti possono trasmettere.<br />
Il secondo elemento che si ricava da questa nuova prospettiva di analisi è il linguaggio. Gli storici sono abituati a scrivere con un linguaggio accademico, ricercato e autoreferenziale. La voce narrante fuori campo, comica e tragica allo stesso tempo, usata nel documentario sottolinea l’esistenza di un registro linguistico alternativo. Il linguaggio storico non deve essere necessariamente complesso ed elitario, ma può adottare tecniche narrative e strumenti linguistici accattivanti e divulgativi.<br />
L’ultima riflessione riguarda il ruolo dello storico nella società contemporanea. Lo storico è un ricercatore, uno “scienziato dell’evoluzione umana” (March Bloch) che, a differenza di altri scienziati, si trova quotidianamente ad analizzare le azioni umane e le conseguenze che da queste derivano. Ogni azione umana genera però negli altri uomini un giudizio morale. Anche gli storici, in quanto Uomini, appartenenti cioè alla “razza umana”, sono dunque inclini a giudicare le azioni dei propri simili. E’ vero, lo storico deve ambire all’oggettività, ma non potrà mai raggiungerla completamente. La stessa voce narrante dell’etologo, il vero e unico protagonista del film, inizia la sua analisi con un tono assolutamente oggettivo e scientifico. Questa volontà razionale di ricerca rigorosa ed empirica presente nella prima parte del documentario si trasforma però in una conclusione malinconica e nostalgica.<br />
Questo è il messaggio celato di “Vacanze al mare”. Lo storico deve ambire all’oggettività e alla verità senza dimenticarsi della sua dimensione umana che emerge necessariamente nei suoi lavori. Le ricerche storiche infatti saranno sempre il risultato di un punto di vista soggettivo dato che alla base di esse vi è una precisa scelta da parte dello storico di trattare quel tema specifico secondo una predeterminata prospettiva.<br />
Lo storico deve quindi fare i conti con la propria soggettività: questa è la sua più grande responsabilità.</p>
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		<title>Gli Iblei in rete. Un esempio di Public History</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jul 2014 16:43:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nel marzo 2013, in occasione del convegno di studi svoltosi a Chiaramonte Gulfi (RG) all’indomani della produzione del documentario Terramatta; Il Novecento italiano di Vincenzo Rabito analfabeta siciliano (Nastro d’argento 2013), ha avuto inizio un progetto dal nome curioso, Archivio degli Iblei. Nato da un’idea di Chiara Ottaviano, fondatrice di Cliomedia Officina, la prima società ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Nel marzo 2013, in occasione del convegno di studi svoltosi a Chiaramonte Gulfi (RG) all’indomani della produzione del documentario <em>Terramatta; Il Novecento italiano di Vincenzo Rabito analfabeta siciliano</em> (Nastro d’argento 2013), ha avuto inizio un progetto dal nome curioso, Archivio degli Iblei.</p>
<div id="attachment_2202" style="width: 416px" class="wp-caption aligncenter"><img class="wp-image-2202   " src="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2015/01/6-IbleiLogoNEGativoREDcornice.jpg" alt="6-IbleiLogoNEGativoREDcornice" width="406" height="160" /><p class="wp-caption-text">Logo del progetto &#8220;Archivio degli Iblei&#8221;</p></div>
<p>Nato da un’idea di Chiara Ottaviano, fondatrice di <a href="http://www.cliomediaofficina.it/" target="_blank">Cliomedia Officina</a>, la prima società in Italia che ha per mission la Public History, il progetto si pone due obiettivi fondamentali. Innanzitutto quello di valorizzare il patrimonio storico-culturale di una comunità siciliana stanziata sul territorio compreso tra Ragusa e Siracusa, dove appunto si erge la catena dei Monti Iblei. Scopo dell’iniziativa promossa dal convegno era quello di raccogliere tutte le memorie, le ricerche, le testimonianze e i documenti relativi alla comunità siciliana per inserirla, e quindi renderla nota, in un più ampio contesto globale. Allo stesso tempo, un obiettivo importante che si pone il comitato promotore del progetto è quello di “divenire sia un punto di riferimento per chi opera nel territorio in ambito culturale (virtuale e non), sia creare un’occasione di visibilità, oltre i confini regionali e nazionali, anche per gli studi e le intelligenze espresse”, come sottolinea Chiara Ottaviano nell’articolo apparso sulla rivista digitale <a href="http://storiaefuturo.eu/larchivio-degli-iblei-luso-della-rete-per-partecipare-e-suscitare-interesse-per-la-storia/" target="_blank">Storia e Futuro</a> nel febbraio 2014.</p>
<p>Gli strumenti divulgativi e informatici di cui si è dotato inizialmente il progetto, con i quali ha iniziato la campagna di raccolta dei materiali, sono stati un sito internet dedicato e una pagina facebook creata appositamente. Il sito internet (<a href="http://www.archiviodegliiblei.it/" target="_blank">www.archiviodegliiblei.it</a>) è stato realizzato tramite il kit open source Museo&amp;Web promosso dal MIBACT &#8211; Ministero per i Beni, le Attività Culturali e il Turismo &#8211; all’interno del progetto Minerva Europe. «E’ stato certamente un punto di forza quello di avere scelto un sistema open source collegato ad una realtà più ampia per la realizzazione del sito. Ci ha subito permesso di essere segnalati nazionalmente e internazionalmente», spiega Chiara Ottaviano nell’incontro organizzato con la redazione. La ricca <a href="http://www.archiviodegliiblei.it/index.php?it/493/rassegna-stampa" target="_blank">Rassegna stampa</a> presente nel sito e la segnalazione da parte dell&#8217;<a href="http://primary-sources.eui.eu/website/archivio-degli-iblei" target="_blank">European History Primary Sources</a> (EHPS) ne sono una conferma.<br />
Il portale è suddiviso in quattro sezioni principali che permettono agli utenti di interrogare con facilità le fonti e i documenti sulla comunità iblea. Ciascuna sezione (<em>Percorsi tematici, Testimoni e studiosi, Archivio immagini, Testi e ricerche</em>) rappresenta una chiave di lettura ben precisa del territorio.<br />
Nella sezione <em>Testimoni e studiosi</em> sono raccolte video-interviste a testimoni e ricercatori i quali, attraverso il racconto della propria esperienza personale e delle proprie ricerche, descrivono quei cambiamenti sociali e culturali, soprattutto degli anni Sessanta e Settanta, del Novecento vissuti anche dalla comunità iblea. Nell’<em>Archivio immagini</em> sono pubblicate numerose gallerie fotografiche, suddivise cronologicamente e tematicamente, ricche di preziose e rare immagini per lo più ricavate da archivi e collezioni private. Nella sezione <em>Testi e ricerche</em> si possono leggere memorie, studi e documenti su diversi argomenti scritti da studiosi e appassionati della cultura iblea. Infine, all’interno dei <em>Percorsi tematici</em>, si ritrovano i diversi contributi presenti nelle precedenti sezioni ma raggruppati per tematiche di interesse sociale e culturale (<em>In campagna, Il mangiare, La scuola</em>, …). Si tratta di un sito internet ben strutturato e accattivante, «i contenuti sono facilmente navigabili e interrogabili grazie ad un’interfaccia e ad una grafica piacevoli e semplici”, come sottolineato da Stefano Franzolin, tra i redattori del sito.</p>
<div id="attachment_2204" style="width: 432px" class="wp-caption aligncenter"><img class=" wp-image-2204  " src="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2015/01/home_page_archivio_iblei.jpg" alt="home_page_archivio_iblei" width="422" height="300" /><p class="wp-caption-text">Sito internet del progetto</p></div>
<p>Per quanto riguarda la pagina facebook dedicata al progetto (<a href="https://www.facebook.com/groups/705791512780124/" target="_blank">Archivio degli Iblei</a>), questa è stata fin da subito utilizzata non solo per comunicare le iniziative proposte, ma anche e soprattutto come sistema di raccolta e promozione di materiali. «Facebook è stato utilizzato come strumento informale per contribuire al progetto. Non tiene nessuno fuori dalla porta e sollecita la partecipazione» (Chiara Ottaviano). «Quello della collaborazione è stato fin da subito un punto di forza del progetto. Una partecipazione non solo virtuale, ma che è riuscita a trovare un alto livello di adesione nella realtà, come si è visto in occasione del corso di aggiornamento sulle fonti orali e nelle manifestazioni collaterali» (Walter Tucci, senior di Cliomedia Officina).<br />
Il progetto Archivio degli Iblei, che trova nel sito e nella pagina facebook degli ottimi strumenti di realizzazione e promozione, nasce come progetto che crede nella multimedialità, ma allo stesso tempo «non vive solo all’interno di internet e non coincide solo con il sito. Sono stati fatti grandi sforzi sul territorio per fare di questo progetto un punto di positiva attrazione per realtà ed energie presenti sul territorio ibleo che spesso non dialogano tra loro. L’idea di poter creare sinergie positive tra soggetti presenti sul territorio e la possibilità di collegarsi ad un network nazionale e internazionale è stato uno dei principi alla base del successo di partecipazione. Resta aperto il problema della sostenibilità economica» (Chiara Ottaviano). Secondo Andrea Nicita, il più giovane membro della redazione, «uno dei prossimi passi sarà quello di ampliare la partecipazione, soprattutto delle scuole».<br />
Si può affermare con certezza che il progetto, e dunque anche il portale, dell’Archivio degli Iblei è un ottimo esempio di Public History: stimola alla ricerca scientifica attraverso un’operazione di comunicazione e divulgazione storica.</p>
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		<title>Scrivere la Storia</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jun 2014 15:47:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Di seguito un mio articolo pubblicato su Novecento.org, rivista dell&#8217;Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia Breve riflessione di un’apprendista della comunicazione storica Il testo storico didattico Un testo didattico può essere definito, secondo un’accezione generale, come una tessitura di informazioni finalizzate all’apprendimento di nozioni ben precise. Questo vale ovviamente anche ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Di seguito un mio articolo pubblicato su <a title="Novecento.org" href="http://www.novecento.org/didattica-in-classe/scrivere-la-storia-672/" target="_blank">Novecento.org</a>, rivista dell&#8217;Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia</em></p>
<h3>Breve riflessione di un’apprendista della comunicazione storica</h3>
<h4>Il testo storico didattico</h4>
<p>Un testo didattico può essere definito, secondo un’accezione generale, come una <strong>tessitura di informazioni</strong> finalizzate all’apprendimento di nozioni ben precise. Questo vale ovviamente anche per un testo storico didattico dove non solo si assimilano contenuti (avvenimenti, nomi, date, processi storici, ecc.), ma si acquisisce anche uno specifico metodo di indagine del passato in relazione al presente.<br />
Le informazioni inserite all’interno di un testo storico didattico devono rispecchiare le seguenti caratteristiche:</p>
<ol>
<li>devono comunicare dati ben precisi (<strong>informazioni fattuali</strong>, come nomi, date, luoghi, ecc);</li>
<li>devono essere contestualizzate nel periodo, nello spazio e nel contesto sociale (<strong>informazioni ricapitolative</strong>);</li>
<li>devono essere messe in relazione con la situazione attuale (<strong>informazioni significative</strong>, alle quali cioè lo storico ha attribuito un significato inserendole all’interno del più ampio processo evolutivo dell’uomo);</li>
<li>devono assolutamente essere prive di considerazioni di valore e di giudizio personali.</li>
</ol>
<p>Per realizzare un corretto prodotto didattico è fondamentale un attento e preciso lavoro preliminare di reperimento e selezione di informazioni storiche utili al testo che si vuole produrre. Lo studio preventivo di testi storici scientifici è dunque una condizione imprescindibile per una buona scrittura didattica.</p>
<p><a href="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2014/06/libri-di-testo.jpg"><img class=" size-full wp-image-2250 aligncenter" src="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2014/06/libri-di-testo.jpg" alt="libri di testo" width="480" height="270" /></a></p>
<h4>Come scrivere testi storici didattici</h4>
<p>La prima azione da mettere in atto, una volta acquisite le informazioni preliminari, è quella della <strong>tematizzazione</strong>.<br />
Usando una definizione di Ivo Mattozzi, la tematizzazione consiste principalmente nell’individuazione della questione storica da esaminare secondo una determinata prospettiva di indagine e delle precise coordinate temporali e spaziali. Se, ad esempio, si vuole costruire un testo storico didattico sulle “invasioni barbariche” del IX sec a.C. bisogna:</p>
<ul>
<li>definire il punto di vista attraverso il quale si affronterà il tema (nel nostro caso ad esempio si può scegliere di analizzare il contributo delle “invasioni” alla costruzione di una primitiva identità europea);</li>
<li>stabilire gli estremi cronologici (ad esempio IX-XI sec. a.C.);</li>
<li>indicare la scala spaziale esaminata (ad esempio l’Europa intesa come continente geografico);</li>
<li>definire la rilevanza della conoscenza.</li>
</ul>
<p>Il secondo passaggio, quello più complesso, consiste nel <strong>montaggio delle informazioni</strong>, ovvero nella loro organizzazione espositiva. Affinché un testo storico sia didatticamente efficace è necessario tenere conto del lettore modello al quale ci si rivolge. In particolare si deve:</p>
<ul>
<li>individuare il lettore modello (età, processi cognitivi, conoscenze già acquisite);</li>
<li>utilizzare un linguaggio adeguato al lettore modello;</li>
<li>organizzare le informazioni secondo una precisa struttura testuale (temi, sottotemi, capitoli, paragrafi) e un’alternanza di forme discorsive (narrazioni, descrizioni, argomentazioni);</li>
<li>esplicitare, quando necessario, tutti i passaggi logici, tenendo conto della modularità delle informazioni (un’informazione deve preparare ad un’altra) ed evitando inferenze e sottintesi;</li>
<li>catturare l’attenzione del lettore modello.</li>
</ul>
<p>Anche la <strong>struttura retorica</strong> riveste un ruolo importante nella costruzione di un testo didattico. Se il ragazzo è incentivato nella lettura di un testo, le informazioni acquisite rimarranno impresse più facilmente. Per questo motivo:</p>
<ul>
<li>il linguaggio, oltre ad essere adeguato al lettore, deve essere diversificato e accattivante. Deve creare <strong>curiosità</strong>;</li>
<li>bisogna utilizzare figure retoriche adeguate al lettore, alla finalità e al contenuto del testo (es. metafore, analogie, inversioni sintattiche, parafrasi, climax, ecc.);</li>
<li>l’incipit deve essere costruito in modo convincente (nell’incipit devono essere inserite tutte le informazioni relative alla tematizzazione);</li>
<li>bisogna alleggerire il corpo del testo attraverso l’inserimento di grafici temporali, cartine geografiche e immagini d’arredo. Questi elementi non solo abbelliscono il testo, ma permettono di rendere più significative le informazioni indicate nell’apparato testuale. Una linea temporale aiuta ad esempio il ragazzo a inserire un evento storico all’interno di un processo temporale più duraturo; una cartina geografica colloca l’evento in un determinato contesto spaziale, sia locale che mondiale; un’immagine fissa visivamente un concetto astratto.</li>
</ul>
<p><a href="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2014/06/flusso-testo-storico.png"><img class="  wp-image-2248 aligncenter" src="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2014/06/flusso-testo-storico.png" alt="flusso-testo-storico" width="469" height="319" /></a></p>
<h4>Lo storico e la scrittura oggi</h4>
<p>In <em>Apologia della storia</em> Marc Bloch sottolinea chiaramente quale importanza abbia la scrittura per la Storia intesa come scienza.<br />
Oggi questa importanza ha raggiunto livelli altissimi. “La civiltà dell’immagine e della multimedialità è sempre più la civiltà della scrittura. […] Siamo una Text Generation, che lavora, impara e comunica soprattutto leggendo e scrivendo. Tutti, non solo i comunicatori […]” dice Luisa Carrada, esperta di scrittura creativa e professionale, nel suo libro <em>Il mestiere di scrivere.<br />
</em>E’ fondamentale saper scrivere, soprattutto oggi, soprattutto per gli storici che da sempre concentrano la propria attenzione sulla ricerca analitica e trascurano l’aspetto divulgativo e comunicativo. Se vogliamo quindi trasmettere e comunicare corretti contenuti storici dobbiamo imparare a scrivere di storia, soprattutto nell’ambito della didattica.</p>
<h4>La storia è didattica</h4>
<p>Possiamo dunque definire la didattica come una delle missioni fondamentali della storia. Una missione didattica, volta cioè all’insegnamento di un preciso metodo di analisi del presente e quindi alla creazione di una maggior consapevolezza civica. Questo obiettivo deve essere tenuto a mente da coloro che per mestiere si occupano di didattica della storia. L’insegnante, l’educatore, il consulente storico devono sempre ricordarsi che scopo ultimo dell’insegnamento storico non è unicamente quello di fare apprendere un insieme di nozioni storiografiche. E’ fondamentale che lo studente, lettore privilegiato di un prodotto storico didattico, acquisisca quelle strutture mentali che gli permettano di sviluppare quella coscienza critica necessaria alla vita civica.<br />
Per l’apprendimento di questi contenuti storici e strumenti mentali si passa necessariamente dal testo scritto. Il manuale di storia, gli innumerevoli prodotti multimediali o i diversi documentari televisivi sono gli strumenti attraverso i quali i ragazzi acquisiscono competenze e conoscenze storiche. Imparare a sceglierli e realizzarli è quindi uno dei compiti essenziali di un buon insegnante. Oltre che di un qualunque buon apprendista della comunicazione storica.</p>
<h4>Un Master per imparare a scrivere</h4>
<p>Nell’autunno del 2013 ha avuto inizio la terza edizione del Master in Comunicazione storica dell’Università di Bologna. Per molti frequentanti, iscritti al Master con l’obiettivo di acquisire competenze tecniche per la realizzazione di documentari e App su temi storici, il primo corso dedicato alla scrittura e al linguaggio della storia è stato forse un po’ spiazzante. Le perplessità sono state però subito risolte. Il corso tenuto dal professor Ivo Mattozzi, storico italiano esperto di didattica per la storia, si è subito rivelato un insegnamento fondamentale e propedeutico ai corsi successivi. Il punto principale del corso è stato infatti il seguente: saper scrivere di storia è la base necessaria per la realizzazione di efficaci prodotti divulgativi e didattici.</p>
<h4>Piccola proposta bibliografica</h4>
<p>Marc Bloch, <em>Apologia della storia o Mestiere di storico</em>, Torino, Einaudi, 2009.<br />
Antonio Brusa, <em>Il manuale, uno strumento per la didattica laboratoriale</em>, in Paolo Bernardi (a cura di), <em>Insegnare storia. Guida alla didattica del laboratorio storico</em>, UTET, Torino, 2006.<br />
Luisa Carrada, <em>Il mestiere di scrivere. Le parole al lavoro, tra carta e web</em>, Apogeo Education, Milano, 2008.<br />
Ivo Mattozzi, <em>Pensare la storia da insegnare</em>. Vol.1 <em>Pensare la storia</em>, Cenacchi Editrice, Castel Guelfo (BO), 2012.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Come citarlo</h4>
<p>Elisa Malvestito, <em>Scrivere la storia</em>, Novecento.org, n. 3, 2014. DOI: 10.12977/nov27</p>
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		<title>Un po&#8217; di me&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Nov 2013 15:26:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Da piccola non ho mai pensato di diventare una “storica di professione”. I miei eroi erano Piero Angela e Neil Armstrong. “Da grande voglio fare l’astronauta!”, questo rispondevo a chi mi chiedeva cosa avessi voluto fare nella vita (se non ci credete, chiedete a mio padre). Stelle e pianeti mi affascinavano più di date e ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2013/10/cropped-cropped-testata-sito-eli.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-8" src="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2013/10/cropped-cropped-testata-sito-eli.jpg" alt="cropped-cropped-testata-sito-eli.jpg" width="1000" height="324" /></a></p>
<p>Da piccola non ho mai pensato di diventare una “storica di professione”. I miei eroi erano Piero Angela e Neil Armstrong. “Da grande voglio fare l’astronauta!”, questo rispondevo a chi mi chiedeva cosa avessi voluto fare nella vita (se non ci credete, chiedete a mio padre). Stelle e pianeti mi affascinavano più di date e persone. Nella mia cameretta, che condividevo con due sorelle scalmanate, avevo uno scaffale tutto mio dove collezionavo videocassette con lezioni di astronomia, varie raccolte di minerali e pietruzze e il mio bellissimo microscopio che trovai una mattina di Natale sotto l’albero.</p>
<p>Durante gli anni del Liceo (ovviamente Scientifico) il mio interesse si spostò dall’astronomia all’anatomia e la bellissima esperienza di animatrice in oratorio che mi accompagnò nei tumultuosi anni dell’adolescenza mi convinse a cambiare strada. Dopo la maturità mi iscrissi quindi al test di ammissione a Medicina dell’Università di Torino. Sarei voluta diventare una “pediatra senza frontiere”, avrei voluto salvare tutti i bambini del mondo dalle Malattie e dal Male. Ma io quel test non lo feci mai. La mattina della prova scesi in città e mi iscrissi al corso di laurea triennale in “Società e culture d’Europa” (un’espressione complicata e confusa per dire “corso di laurea in Storia”). L’esperienza del pellegrinaggio a Lourdes come aiuto infermiera che ebbi l&#8217;occasione di fare qualche settimana prima del test mi spinse a rivedere la mia decisione: non sarei mai riuscita a sopportare la sofferenza, soprattutto quella dei bambini!</p>
<p>Ma cos’altro avrei potuto fare se non l’astronauta e la pediatra? Avevo frequentato una scuola scientifica, ma della matematica o della chimica non me ne importava più molto. Che fare allora? Quali erano le materie che avevo amato di più al liceo? Dalla terza liceo ebbi la fortuna di conoscere due professori straordinari che non solo mi stettero vicino nei momenti difficili di quegli anni, ma seppero farmi letteralmente innamorare di materie che fino a quel momento avevo studiato svogliatamente: la Letteratura, la Filosofia, ma soprattutto LA STORIA. Quanto adoravo prepararmi per le interrogazioni di storia: mi facevo sempre mettere tra i primi nelle interrogazioni programmate e i risultati di questi miei nuovi interessi si fecero subito vedere. I miei voti nelle discipline umanistiche erano più alti di quelle scientifiche. Per l’esame di maturità preparai una tesina meravigliosa dedicata a diverse figure femminili storicamente rilevanti (Marie Curie, Virginia Woolf, Frida Kahlo, Etty Hillesum, …) e che custodisco ancora come un piccolo tesoro.</p>
<p>Ecco, sarei potuta diventare come uno di questi miei professori, innamorati della materia che insegnavano e degli alunni che consideravano come dei secondi figli.</p>
<p>254596 e poi 337781. Questo sono stati i miei numeri di matricola per cinque anni durante i quali i corsi di storia sembravano racconti magici: storia greca, storia romana, storia medievale, storia moderna, storia contemporanea, storia dell’arte, storia della filosofia e storia della letteratura italiana. Uno più bello dell’altro. L’anno della prima laurea si avvicinò velocissimo. Il professore che mi seguì durante il primo lavoro di tesi, e poi anche per quello specialistico, mi fece ancora più amare la storia, soprattutto la storia sociale, quella che cerca di ricostruire i cambiamenti sociali e la vita delle persone in determinati periodi storici. Destreggiandomi tra polverose carte d’archivio e libri introvabili, mi laurei, addirittura, con il massimo dei voti. Chi l’avrebbe detto?</p>
<p>Ma le cose non andarono subito come avevo pensato. I vari concorsi di dottorato si rivelarono deludenti, i tirocini che avevo fatto durante gli anni universitari non mi aiutavano negli innumerevoli colloqui. E i soldi non c’erano. Mamma e papà avevano altri tre figli da aiutare e il mio fidanzato (oggi fortunatamente mio marito!), laureato in ingegneria, si stava anche lui facendo strada nel mondo del lavoro.</p>
<p>Mandai il cv ad una nota azienda di prodotti sportivi. Mi chiamarono dopo due giorni. Il colloquio andò inaspettatamente benissimo: assunta con un contratto di 6 mesi a tempo determinato. Iniziai a vendere occhialini e costumi da bagno. Ma la Storia era sempre lì.</p>
<p>Il contratto finì e per me, giovane laureata, non c’erano possibilità di assunzione a tempo indeterminato. La “politica aziendale” non permetteva di assumere giovani laureati in pianta stabile!</p>
<p>Allora ricominciai con l’invio dei cv. Tutte le proposte di lavoro che mi arrivavano (e che ovviamente accettavo) mi allontanavano sempre di più dai miei studi: addetta call center, cameriera, fino ad arrivare a pensare di “fare carriera” in una multinazionale dove la giornata lavorativa era scandita da cottura di hamburger e patatine.</p>
<p>La Storia però mi stava aspettando. Il lavoro mi pesava, non tanto per la stanchezza fisica (che era comunque enorme), ma per il vuoto che provavo. Da quanto tempo era che non leggevo un bel saggio storico? Che non preparavo più una lezione di storia per una classe del liceo, come facevo durante gli anni dell’Università, collaborando con il Museo Diffuso della Resistenza di Torino e con il mio amato Istituto della Resistenza di Varallo? Provavo una sofferenza enorme. E poi un giorno, in macchina, salendo al paesino per il battesimo del mio fantastico nipotino, presi una decisione: avrei lasciato il lavoro e avrei riprovato a fare della mia passione il mio futuro. Decisione che il mio compagno di vita appoggiò totalmente.</p>
<p>Da qualche mesetto ormai mi sono aperta una partita iva che mi permette di collaborare con diversi istituti di ricerca e aziende, mi sono iscritta ad un master in comunicazione storica e ho ripreso a fare le mie adorate lezioni nelle scuole.</p>
<p>Se ora qualcuno mi chiedesse “cosa vuoi fare da grande?” (perché mi ritengo ancora molto giovane) non ho più dubbi sulla risposta: LA STORICA.</p>
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