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	<title>Elisa Malvestito &#187; riflessioni</title>
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	<description>Consulente culturale</description>
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		<title>Museo Diffuso, Museo Interattivo: il caso di Torino</title>
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		<pubDate>Wed, 14 May 2014 08:38:25 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2197" style="width: 169px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-2197 " src="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2014/05/logomuseodiffuso.jpg" alt="logomuseodiffuso" width="159" height="318" /><p class="wp-caption-text">Logo del Museo Diffuso</p></div>
<p>Il &#8220;<a href="http://www.museodiffusotorino.it/" target="_blank">Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà</a>&#8221; apre al pubblico nel 2003 con un allestimento permanente dal titolo &#8220;Torino 1938-1948: dalle leggi razziali alla Costituzione&#8221;. Si tratta di un allestimento museale di notevole importanza storica e didattica che da più di dieci anni attira visitatori provenienti da tutto il territorio nazionale, soprattutto scolaresche e associazioni.<br />
Frutto di un lavoro ingente da parte dell’<a href="http://www.istoreto.it/" target="_blank">Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea &#8220;Giorgio Agosti&#8221;</a> e dello studio N!03, il Museo Diffuso ospita, oltre all&#8217;allestimento già citato, diverse mostre temporanee di carattere storico e civico che si susseguono nel corso dell’anno.<br />
Il cuore del Museo è rappresentato però dall&#8217;allestimento originario, dedicato alla storia di Torino tra gli anni ’30 e ’40 del ‘900. Gli elementi che rendono questo Museo così attraente per le scuole (e non solo) sono principalmente due. Innanzitutto lo stretto legame tra il Museo e la città di Torino. Si tratta infatti di un Museo Diffuso, che invita il visitatore a non fermarsi all&#8217;allestimento rinchiuso all&#8217;interno del Palazzo dei Quartieri Militari, ma a continuare la visita nel territorio circostante, ricco di luoghi che testimoniano di un passato ancora vivo e presente.<br />
Il secondo punto di forza di questo Museo consiste nell&#8217;allestimento multimediale e interattivo attraverso il quale viene raccontata una storia ben precisa. Le vicende di Torino tra il 1938 e il 1948 sono narrate mediante un percorso museale costruito come una immaginaria metropolitana delle memoria.</p>
<div id="attachment_2198" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><img class="size-full wp-image-2198 " src="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2014/05/museodiffuso2.jpg" alt="museodiffuso2" width="300" height="197" /><p class="wp-caption-text">Esempio di fermata della &#8220;Metropolitana della Memoria&#8221;</p></div>
<p>Dopo aver acquistato il biglietto e aver ricevuto in dotazione delle cuffie audio, il visitatore viene invitato a scendere nei sotterranei del Palazzo per iniziare il suo percorso di visita. Le prime quattro stazioni della metropolitana (rappresentata graficamente da linee bianche che corrono lungo il pavimento delle sale) sono dedicate ad alcuni aspetti della vita torinese negli anni della guerra. Le fermate VIVERE IL QUOTIDIANO, VIVERE SOTTO LE BOMBE, VIVERE IL REGIME e VIVERE L’OCCUPAZIONE sono tutte strutturate nello stesso modo: un breve documentario, costruito con fonti d’archivio audio e video, informa il visitatore sul tema della stazione, mentre due testimoni con i quali ci si trova “faccia a faccia” (grazie alla proiezione della loro testimonianza all&#8217;interno di specchi che si attivano con il passaggio dell’utente) raccontano della propria esperienza.</p>
<div id="attachment_2199" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-2199 " src="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2014/05/museodiffuso.jpg" alt="museodiffuso" width="300" height="450" /><p class="wp-caption-text">Tavolo multimediale dei Luoghi della Memoria</p></div>
<p>Terminata questa prima parte del percorso, le linee della metropolitana conducono ad un tavolo multimediale dove sono raffigurati alcuni luoghi della memoria della città di Torino legati alla seconda guerra mondiale. Attivando con la mano i pannelli bianchi associati ai dodici luoghi rappresentati, si approfondisce non solo la storia del luogo selezionato, ma anche il significato che questo assume in relazione alle fermate tematiche appena superate. Ciascun luogo, infatti, è collegato idealmente a una delle stazioni della metropolitana e attraverso gli approfondimenti proposti, si scoprono nuovi episodi della storia torinese.<br />
Prima di proseguire con la terza parte della visita, è possibile visitare il rifugio antiaereo costruito negli anni ’40 nei sotterranei dell’edificio. Grazie alle testimonianze che si possono ascoltare all&#8217;interno e agli effetti audio che simulano i rumori delle bombe, la visita al rifugio è, forse, il momento più emozionante dell’intero percorso.<br />
Una volta risaliti dal rifugio, è possibile completare il percorso museale affrontando le ultime due stazioni della metropolitana dedicate alla Liberazione e alla Costituzione. VIVERE LIBERI è strutturata in modo diverso dalle fermate precedenti. Attraverso il racconto di quattro testimoni, vengono narrate le diverse forme di liberazione che hanno coinvolto i cittadini torinesi: la liberazione dal nazifascismo, la liberazione dai campi di concentramento, il ritorno alla vita “normale” dopo l’esperienza resistenziale e la conquista del voto per le donne. La visita si conclude al capolinea VIVERE LA COSTITUZIONE dove vengono affrontati alcuni principi chiave della carta costituzionale attraverso la lettura di testi. Il visitatore è invitato a sedersi di fronte ad alcuni attori e a farsi coinvolgere dalle letture dei brani: un chiaro invito a far propri e a partecipare alla tutela dei principi fondamentali della Costituzione italiana.<br />
Ed è proprio con la Costituzione che si conclude il percorso di visita. La storia di Torino appare più chiara, anche grazie all&#8217;espediente narrativo attraverso il quale viene raccontata all&#8217;interno del Museo. Affrontando tematiche ben precise e approfondendo alcuni aspetti della storia locale, grazie alle parole dei testimoni e alle tracce presenti nei luoghi di memoria, si scopre una Torino nuova, caratterizzata da un passato ricco di avvenimenti e protagonisti.<br />
Oltre alla dimensione narrativa, la forza di questo Museo è rappresentata anche dal suo allestimento multimediale. L’inserimento di video all&#8217;interno di specchi e l’attivazione di pannelli attraverso il contatto fisico, permettono al visitatore di entrare a fare parte della storia che qui viene raccontata. Il coinvolgimento emotivo è quindi uno degli obiettivi raggiunti da questo tipo di museo. L’utente, una volta terminata la visita, si ricorderà delle parole di un testimone o di un episodio accaduto in un determinato luogo e, grazie a questi ricordi ed emozioni, sarà spinto ad approfondire la conoscenza di questi avvenimenti e del contesto storico nel quale sono accaduti. L’allestimento multimediale può quindi essere utilizzato come ponte di passaggio che conduce dall&#8217;emozionalità all&#8217;approfondimento conoscitivo.<br />
Questo tipo di allestimento interattivo, unito alla nuova prospettiva di ricerca e di narrazione storica, fanno del Museo Diffuso di Torino non solo un piccolo gioiello culturale della città, ma anche e soprattutto un ottimo esempio di comunicazione culturale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Articolo pubblicato sul <a href="http://mastercomunicazionestorica.blogspot.it/" target="_blank">blog del Master in Comunicazione storica</a>, 14 maggio 2014.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>25 aprile 2014. Le mie riflessioni</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Apr 2014 14:36:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[malveli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attività]]></category>
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		<description><![CDATA[Oggi sono stata invitata dall&#8217;ANPI di Borgosesia a tenere l&#8217;orazione ufficiale per le celebrazioni della Festa della Liberazione. Non è la prima volta che mi affidano questa compito, ma ogni volta lo vivo come un grande onore e una grandissima responsabilità. Di seguito vi riporto la breve riflessione che ho preparato per questa occasione. Buongiorno ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a href="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2014/04/25aprile_resistenza.jpg"><img class=" size-full wp-image-2253 aligncenter" src="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2014/04/25aprile_resistenza.jpg" alt="25aprile_resistenza" width="246" height="262" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Oggi sono stata invitata dall&#8217;ANPI di Borgosesia a tenere l&#8217;orazione ufficiale per le celebrazioni della Festa della Liberazione. Non è la prima volta che mi affidano questa compito, ma ogni volta lo vivo come un grande onore e una grandissima responsabilità.</p>
<p>Di seguito vi riporto la breve riflessione che ho preparato per questa occasione.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><em><span id="more-2164"></span>Buongiorno a tutti!</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>Anche quest’anno ci ritroviamo insieme per celebrare una giornata importante che per il nostro Paese rappresenta la Liberazione non solo dall’invasore tedesco, ma anche e soprattutto dalla dittatura che per più di vent’anni ha soggiogato la nostra amata Italia.</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>Per me è un onore oggi essere qui e poter festeggiare questa ricorrenza con voi, e non dico questo per retorica o per obbligo, ma perché per me rappresenta un piccolo traguardo nel mio percorso di vita.</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>Appartengo a una delle ultime generazioni che ha avuto la fortuna di crescere con il mito del 25 aprile. Alle scuole elementari, che ho frequentato a Varallo perché di li sono originaria, mi sono state insegnate tutte le strofe dei canti partigiani più importanti; le maestre ogni anno ci accompagnavano alla sfilata del 25 aprile per le vie della città e durante alcune ore di scuola venivano spesso invitati partigiani a raccontarci della loro storia, che a me, bambina di 7/8 anni ricordava molto la favola del cavaliere che, senza paura, sconfigge il mostro che da anni tormenta gli abitanti di un paesino.</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>“Da grande” ho avuto poi una seconda fortuna: quella di poter studiare questi racconti e questa storia attraverso la lente dello “storico” e di poter poi lavorare, grazie all’Istituto della Resistenza, con i bambini e i ragazzi per raccontare loro quello che ho imparato in questi anni di studi.</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>Ecco perché per me oggi è davvero un onore, perché posso condividere con voi le riflessioni che ho maturato in questi anni di studio e lavoro sul valore e sul significato della Resistenza come fenomeno storico e civile e quindi sull’importanza che ha ogni anno celebrare il 25 aprile.</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>La Resistenza italiana si inserisce nel più ampio panorama delle resistenze europee, ma ha delle caratteristiche e delle peculiarità che la rendono unica all’interno di questo più ampio movimento europeo.</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>Innanzitutto la Resistenza italiana nasce come lotta contro una dittatura INTERNA e solo di conseguenza contro un nemico invasore. Il fascismo per due decenni ha soggiogato il popolo italiano con le armi della dell’inganno e della propaganda, approfittando non solo della situazione critica del nostro paese degli anni Venti, ma anche del disinteresse politico e della mancanza di capacità critica diffusa in diversi strati della società italiana. Gli antifascisti prima e i partigiani poi sono coloro che dotati di una coscienza politica e di un sentimento nazionale molto forte non si sono fatti abbindolare dall’incanto delle grandi opere e delle grandi parate, ma si sono subito resi conto del vero intento di queste azioni da incantatore.</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>Il fascismo aveva fatto leva su facili promesse, finte soluzioni, ma soprattutto sulla viltà e sulla paura di molti. L’antifascismo, che nasce subito e contestualmente alla nascita stessa del fascismo, comprende subito quali sono le vere esigenze del popolo italiane, ben lontane da quelle millantate dal partito fascista. Il destino della dittatura fascista è già scritto quindi nella sua nascita. Esso non crolla solo a causa della guerra e dell’intervento degli Alleati, ma perché fin da subito una minoranza del popolo italiano, quella più civilmente ed eticamente illuminata, denuncia la natura totalitaria del potere e mette in pratica quella rivolta necessaria che viene fin dal principio teorizzata.</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>Il secondo aspetto peculiare di questo movimento è che esso nasce come manifestazione di un diritto alla rivolta contro la tirannide e l’oppressione per difendere quei DIRITTI UMANI imprescindibili e inalienabili, senza i quali una società civile non solo non potrebbe definirsi umana, ma non potrebbe neanche esistere.</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>Questi diritti non sono una novità della Resistenza, ma trovano nella Resistenza una loro riaffermazione e nella Costituzione, eredità materiale e immateriale della Resistenza stessa, la loro legittimazione e sacralizzazione.</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>E’ proprio questa seconda caratteristica del movimento della Resistenza che ci porta a dichiarare con fermezza che “una parte non può essere equiparata all’altra”. E’ vero che bisogna concedere “dignità storica” al fascismo, cioè studiarlo e analizzarlo come fenomeno storico, anche per far sì che esso non venga mitizzato oggi da forze sociali e politiche che spesso non lo conoscono e lo utilizzano in modo anacronistico per inquietanti propagande. Analizzarlo storicamente, non significa però sostenere che non ci fu alcuna differenza tra le vittime repubblichine e le vittime antifasciste: tra tedeschi e alleati e soprattutto tra repubblichini e partigiani esiste “una asimmetria irriducibile”, come dice Alberto Cavaglion in un bellissimo libro scritto alla figlia, dovuta all’impossibilità di conciliare i due ideali per i quali le due forze combattevano: da un parte a favore del totalitarismo, dall’altra a favore della libertà e della dignità umana. Non c’è alcun dubbio che si è eticamente e civilmente nel giusto quando si combatte per quest’ultima, per i suoi diritti e questo deve essere detto e affermato con forza e convinzione.</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>A questo proposito mi piacerebbe leggervi un piccolo brano tratto dal famoso libro di Italo Calvino “Sul sentiero dei nidi di ragno”, dove questo principio emerge chiaramente:</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>“Lo spirito dei nostri e quello della brigata nera non sono la stessa cosa, ma tutto il contrario. Perché qui si è nel giusto, la nello sbagliato. Qua si risolve qualcosa, là ci si ribadisce la catena. Quel peso di male che grava sugli uomini nel Dritto, quel peso che grava su tutti noi, su me, su te, quel furore antico che è in tutti noi, e che si sfoga in spari, in nemici uccisi, è lo stesso che fa sparare i fascisti, che li porta a uccidere con la stessa speranza di purificazione, di riscatto. Ma allora c’è la storia. C’è che noi, nella storia, siamo nella parte del riscatto, loro dall’altra.”</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>Se quindi da un punto di vista storico e scientifico non deve emergere alcun giudizio sul rapporto tra fascismo e Resistenza, dato che lo storico deve studiare il fenomeno il più oggettivamente possibile, come cittadini dotati di senso civico e rispetto per la dignità umana questa distinzione deve essere fatta e deve essere alla base della nostra società.</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>Ultima riflessione. Questi valori e questi diritti per i quali la Resistenza ha combattuto con il sacrificio di uomini e donne non erano estranei o nuovi al popolo italiano, ma erano il frutto di una tradizione e di una storia ben precisa del nostro paese che ha avuto inizio con i moti risorgimentali. Valori come quelli della libertà di pensiero, dell’uguaglianza sociale, della solidarietà e dell’indipendenza erano già stati affermati durante il Risorgimento mentre nel ventennio fascista vennero volutamente strumentalizzati e oscurati.</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>La Resistenza ha dunque ridato voce a questi valori fondamentali, riprendendoli dai grandi pensatori risorgimentali e diventandone la più alta manifestazione. La Resistenza, così come il Risorgimento, è stata dunque l’azione di una minoranza che ha lottato nella clandestinità e che a scapito della propria vita ha riconquistato non solo quell’Unità nazionale andata perduta, ma anche quei diritti civili e politici che il fascismo aveva annientato.</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>Grazie a questa comunanza di ideali che unisce questa minoranza, la Resistenza può essere considerata l’unica “rivoluzione storica” che è riuscita ad unire ogni tipo di differenza sociale: uomini e donne, giovani e vecchi, ricchi e poveri, militari e civili…perché ciò che faceva da collante era la volontà di riaffermare ad ogni costo la libertà lottando contro la tirannide.</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>La Resistenza (e questa forse è la differenza più importante con il Risorgimento) non è stata la storia di uno o due eroi che hanno combattuto per tutti, ma di un popolo di eroi, i partigiani e gli antifascisti.</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>Questo è il motivo per cui la Resistenza diventa subito un Mito, prima ancora di diventare storia, perché i suoi eroi non sono uomini astratti e distanti, ma sono i nostri padri, i nostri nonni, i nostri concittadini, uomini semplici, onesti e coraggiosi che hanno dato la propria vita per la nostra libertà.</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>Grazie a questo, io e molti altri fin da bambini siamo cresciuti con il Mito della Resistenza e dei partigiani e grazie a questi esempi riusciamo oggi ad educare i giovani ad una maggiore coscienza civica.</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>I morti della Resistenza sono un esempio di coraggio e sacrificio. Sono uomini che hanno combattuto per l’ideale più importante, la Libertà, e animati da questa sono accomunati, nonostante le differenze sociali, da un sacrificio che non ha eguali nella storia d’Italia. Vorrei leggervi una lettera di un ragazzo di 19 anni, Bruno Frittaion, nome di battaglia Attilio, fucilato il 1 febbraio 1945 raccolta tra le “Lettere dei condannati a morte della Resistenza italiana”:</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>“Miei cari, nelle ultime ore è più vivo che mai il mio affetto per voi e voglio dedicarvi queste ultime righe. Il nostro comune nemico vuol fare di me solo un triste ricordo per voi, per tutti coloro che mi conoscono e mi vogliono bene. Mi hanno condannato a morte, mi vogliono uccidere. Anche nelle mie ultime ore non sono venuto meno nella mia idea, anzi è più forte e voglio che anche voi siate forti nella sventura che il destino ci ha riservato. Datevi coraggio, sopportate con serenità tutto ciò sperando che un giorno vi siano ricompensate le vostre sofferenze. Muoio, ma vorrei che la mia vita non fosse sprecata inutilmente, vorrei che la grande lotta per la quale muoio avesse un giorno il suo evento. Termino per sempre salutandovi e chiedendovi perdono di tutto ciò che ha potuto rattristarvi. Addio papà, mamma, Ines, Anita, salutatemi Elio il giorno che lui potrà tornare. Addio per sempre. Bruno.”</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>Forse ricordando queste parole possiamo convincere i ragazzi, e non solo, dell’importanza di interessarsi della politica, intesa come il bene della comunità. Dobbiamo fare in modo che il sacrificio di Bruno e di molti altri ragazzi come lui non sia stato vano, ricordando sempre che sulla libertà bisogna vigilare dando il proprio contributo alla vita politica. Lo diceva anche Emanuele Artom nei suoi “Diari”:</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>“Il fascismo non è una tegola cadutaci per caso sulla testa; è un effetto della apoliticità e quindi della immoralità del popolo italiano. Se non ci facciamo una coscienza politica non sapremo governarci e un popolo che non sa governarsi cade necessariamente sotto il dominio straniero o sotto una dittatura”</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>Da ultimo bisogna ricordarsi della grande solidarietà e collaborazione sociale e civile tra le varie forze che hanno preso parte alla Resistenza e che sono riuscite, dopo la guerra, a costruire insieme una Carta Costituzionale che è una delle più belle e complete del panorama mondiale. Questo è più che mai importante da ricordare oggi, in un momento di grave crisi economica, politica e sociale. L’esempio lasciatoci dagli antifascisti e dai partigiani deve ricordarci che è solo con la collaborazione e con l’unione di forze che si esce da un periodo oscuro.</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>Ecco la conclusione della riflessione che sto facendo oggi con voi, 25 aprile 2014, alla vigilia dei grandi festeggiamenti che si terranno l’anno prossimo nel quale ricorrerà il 70° anniversario della Liberazione. Non è solo importante continuare a studiare scientificamente la Resistenza, e lo dico innanzitutto a me come ricercatrice, ma è soprattutto necessario vivere la Resistenza tutti i giorni, rispettando la sua grande eredità, la Costituzione, aiutando i giovani a orientarsi nella società civile e soprattutto informandosi e occupandosi della vita politica del proprio territorio e del proprio Paese. Le conseguenze di vivere nell’indifferenza sono troppo gravi.</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>Vi saluto leggendovi un breve testo di Augusto Monti, scrittore e politico antifascista, ripresa da un testo posto come introduzione al libro “Antologia della Resistenza”. Dice Monti:</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>“Credete a noi che siamo quelli della Resistenza : avevamo ragione allora, abbiamo ragione adesso. Se amate davvero la Patria, se davvero vi sta a cuore la civiltà, venite, tornate con noi senza paure, senza esitazioni e senza secondi fini; ascoltate da questo libro la voce dei Matteotti, degli Amendola, dei Gobetti, dei Gramsci, dei Don Minzoni, dei Perotti, dei Banfo, degli onesti degli “ingenui”, che morirono resistendo al fascismo in difesa di Civiltà e Patria: unitevi ai superstiti loro commilitoni. Si tratta di salvare il meglio del vostro passato, si tratta di preparare a tutti un migliore avvenire. SI TRATTA DI SALVARE LA PACE”.</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>Buon 25 aprile e buona Festa della Liberazione!</em></p>
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