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	<title>Elisa Malvestito &#187; Comunicazione storica</title>
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		<title>Einstein (s)conosciuto</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Mar 2015 13:46:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[È online all’indirizzo einsteinpapers.press.princeton.edu, The Digital Einstein Papers, una raccolta digitalizzata dei carteggi tenuti da quello che a ragione possiamo definire lo scienziato più celebre del Novecento: Albert Einstein. L’iniziativa, lanciata dalla Princeton University Press, in collaborazione con Tizra, l’università ebraica di Gerusalemme, e il California Institute of Technology, raccoglie tutte le carte prodotte dal ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><a href="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2015/03/download.jpg"><img class=" size-full wp-image-2345 aligncenter" src="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2015/03/download.jpg" alt="download" width="300" height="168" /></a></p>
<p>È online all’indirizzo <a href="http://einsteinpapers.press.princeton.edu/" target="_blank">einsteinpapers.press.princeton.edu</a>, The Digital Einstein Papers, una raccolta digitalizzata dei carteggi tenuti da quello che a ragione possiamo definire lo scienziato più celebre del Novecento: <strong>Albert Einstein</strong>. L’iniziativa, lanciata dalla Princeton University Press, in collaborazione con Tizra, l’università ebraica di Gerusalemme, e il California Institute of Technology, raccoglie tutte le carte prodotte dal padre della relatività durante la sua lunga e fortunata vita di scienziato.</p></blockquote>
<p>Si tratta di un&#8217;operazione di divulgazione culturale molto utile non solo per gli addetti ai lavori ma anche per i semplici appassionati o curiosi.</p>
<p>Che aspettate? Fatevi un giro sul <a href="http://einsteinpapers.press.princeton.edu/" target="_blank">sito</a>!</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Suite francese. Una Storia vera.</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Mar 2015 15:52:41 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2015/03/suite_francese.jg_.jpg"><img class="aligncenter wp-image-2322 size-full" src="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2015/03/suite_francese.jg_.jpg" alt="suite_francese.jg_" width="599" height="453" /></a></p>
<p>Non ho mai letto nulla di <strong>Irène Némirovsky</strong>, scrittrice francese ebrea originaria di Kiev, deportata ad Auschwitz nel luglio 1942 dove morì poche settimane dopo. Non avevo neanche mai sentito parlare di <strong><em>Suite Francese</em></strong>, l’ultima opera letteraria incompiuta della Némirovsky e pubblicata postuma solo nel 2004. Una storia che, secondo me, ha dell’incredibile se si pensa al momento in cui è stata scritta.<br />
Nel <strong>giugno 1940</strong> la <strong>Francia</strong> era stata occupata dalle truppe tedesche e alla fine del mese era stata divisa in due grossi blocchi: una zona militare di occupazione a nord del paese e un governo collaborazionista, noto con il nome di Repubblica di Vichy, nella parte meridionale. La Némirovsky inizia a lavorare alla sua opera in piena occupazione militare e, nonostante le difficoltà che, in quanto francese e per giunta ebrea, deve quotidianamente affrontare, si immagina una struggente storia d’amore tra una giovane francese appassionata di musica classica e un giovane ufficiale tedesco. La dolcezza con la quale viene ritratto il soldato nazista stupisce se si pensa all&#8217;autrice e al contesto storico nel quale stava vivendo. Colpisce la sua sensibilità nel ritrarre un uomo che rappresentava non solo il suo nemico, ma soprattutto quello che sarebbe stato, poco tempo dopo, il suo aguzzino. Stupisce la sua capacità nell&#8217;intravedere, dietro ad una divisa militare, l’umanità nascosta di un giovane tedesco, costretto a combattere per una causa non sua e per nulla convinto dei metodi adottati dai suoi superiori.<br />
<em>Suite francese</em> è un ottimo<strong> film storico</strong> per due motivi principali. Innanzitutto perché racconta una storia ambientata in un momento ben preciso, quello dell’occupazione militare nazista in Francia. Le scene dei bombardamenti che aprono il racconto sono ben costruite e del tutto verosimili rispetto alla realtà dei fatti. Parigi e la campagna circostante vennero duramente bombardate nel giugno 1940. Le bombe tedesche colpirono soprattutto obiettivi civili quali fabbriche, stazioni, strade perché lo scopo era quello di indebolire il nemico e sconvolgere la vita della popolazione civile. Anche l’arrivo dei soldati nazisti nel tranquillo paese di Bussy e i disordini che questo provocò è ricostruito in modo fedele. Si trattò di una vera e propria occupazione militare che comportò requisizioni di beni e averi, delazioni e uccisioni. Diversi sono gli episodi che vengono ricordati nel film: dall&#8217;invasione delle abitazioni da parte delle truppe tedesche, all&#8217;uccisione del podestà come atto di rappresaglia, alle violenze contro le donne. Il film quindi restituisce un episodio storico ben preciso e ci aiuta ad approfondire un tema ancora oggi poco noto in Italia.<br />
Oltre a questo, però, il film di<strong> Saul Dibb</strong>, regista britannico noto per un altro film di carattere storico (“La duchessa”, 2008), ci restituisce, in una nuova forma, una vera e propria <strong>testimonianza scritta</strong>. L’opera di Némirovsky, sebbene incompiuta e rimasta inedita per più di sessant&#8217;anni, ci restituisce uno spaccato di un’epoca e la visione del mondo di una donna che stava vivendo uno dei più tragici capitoli della storia del Novecento.<br />
Per concludere <em>Suite francese</em> è, secondo me, il frutto di un’operazione di <strong>divulgazione storica</strong> che riesce a trasmettere anche ad un pubblico di non esperti non solo una bella storia d’amore ambientata più di settanta anni fa, ma anche e soprattutto una storia vera. Una <strong>Storia</strong>, con la esse maiuscola.</p>
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		<title>Un Master per cominciare</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Mar 2015 13:34:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sabato 7 marzo mi è stato consegnato il diploma di Master Universitario di II livello in Comunicazione Storica. Alla cerimonia era presente Serge Noiret che, dopo il suo ricco e interessante intervento sul rapporto tra storia e memoria, ha consegnato personalmente l&#8217;attestato agli studenti della III edizione del Master. Un momento davvero emozionante non solo ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2015/03/20150307_124016.jpg"><img class="alignnone wp-image-2278 size-large" src="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2015/03/20150307_124016-1024x576.jpg" alt="20150307_124016" width="620" height="349" /></a></p>
<p>Sabato 7 marzo mi è stato consegnato il diploma di <a href="http://www.mastercomunicazionestorica.it/" target="_blank">Master Universitario di II livello in Comunicazione Storica</a>. Alla cerimonia era presente Serge Noiret che, dopo il suo ricco e interessante intervento sul rapporto tra<strong> storia e memoria</strong>, ha consegnato personalmente l&#8217;attestato agli studenti della III edizione del Master. Un momento davvero emozionante non solo perché rappresenta la conclusione di un percorso di studi iniziato ormai 10 anni fa, ma anche e soprattutto perché mi ha permesso di riflettere sull&#8217;importanza di una <strong>figura professionale</strong> che in Italia, purtroppo, viene considerata marginale, quella dello <strong>storico</strong>.</p>
<p>Come è possibile pensare di interpretare e capire il senso di quello che ci succede intorno se non si ha consapevolezza di quello che è accaduto prima? La storia non è qualcosa che possiamo conoscere o non conoscere. E&#8217; una componente fondamentale della nostra esistenza quotidiana in quanto cittadini appartenenti ad un determinato contesto sociale, economico e culturale. Non possiamo assolutamente farne a meno.</p>
<p>Lo storico ha, oggi soprattutto, un ruolo fondamentale. Non deve solo ricercare e ricostruire quanto accaduto nel passato (sia esso lontano o recente), ma deve soprattutto trasmettere questa ricerca alla società nella quale si trova ad operare. Lo <strong>&#8220;storico pubblico&#8221;</strong> deve quindi &#8220;aumentare la consapevolezza della storia e la permanenza delle memorie collettive al di fuori degli ambienti accademici, anche con operazioni di divulgazione scientifica e d’insegnamento della storia&#8221; (S. Noiret,“Public History e Storia Pubblica nella rete&#8221;). Questo è il suo scopo principale, salvaguardare e trasmettere la<strong> memoria pubblica</strong> anche e soprattutto ai non addetti ai lavori, utilizzando strumenti opportuni e accattivanti.</p>
<p>La consapevolezza di questa necessità ha portato, ormai sei anni fa, all&#8217;attivazione di un Master in Comunicazione Storica presso l&#8217;Università di Bologna. L&#8217;obiettivo di questo percorso di studi è quello di creare figure professionali precise, gli &#8220;storici pubblici&#8221;, in grado non solo di fare ricerca storica, ma soprattutto in grado di trasmetterla. Operazione non semplice perché bisogna tenere insieme scientificità, rigore di ricerca e fascino divulgativo. Un buon sito, un interessante documentario o un&#8217;accattivante App sono alcuni degli strumenti che lo storico ha a disposizione per raggiungere la sua missione, quella di <strong>trasmettere</strong> la conoscenza storica al pubblico più ampio possibile.</p>
<p>Credo molto in questa missione e spero che la fine di questo percorso di studi sia solo l&#8217;inizio di un interessante e proficuo percorso professionale!</p>
<p><a href="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2015/03/20150307_122629.jpg"><img class="alignnone wp-image-2274 size-large" src="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2015/03/20150307_122629-1024x576.jpg" alt="20150307_122629" width="620" height="349" /></a></p>
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		<title>Tutti al mare&#8230;o forse no!</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Oct 2014 16:53:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Breve recensione di una storica sul nuovo documentario “Vacanze al mare” di Ermanno Cavazzoni La mia prima impressione sul nuovo documentario di Cavazzoni non è stata molto positiva. Sono uscita dalla sala del Cinema Lumière di Bologna con un grande interrogativo in testa: quale messaggio voleva trasmettere il regista attraverso questa analisi antropologica sulle vacanze al mare degli italiani? ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>Breve recensione di una storica sul nuovo documentario “Vacanze al mare” di Ermanno Cavazzoni</h3>
<div id="attachment_2209" style="width: 444px" class="wp-caption aligncenter"><img class=" wp-image-2209 " src="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2014/10/Vacanze_al_mare.jpg" alt="Vacanze_al_mare" width="434" height="245" /><p class="wp-caption-text">Locandina del documentario &#8220;Vacanze al mare&#8221;</p></div>
<p style="text-align: left;">La mia prima impressione sul nuovo documentario di Cavazzoni non è stata molto positiva. Sono uscita dalla sala del Cinema Lumière di Bologna con un grande interrogativo in testa: quale messaggio voleva trasmettere il regista attraverso questa analisi antropologica sulle vacanze al mare degli italiani?<br />
Questa volontà di esplorare con un taglio semi-scientifico, quasi da moderno etologo, il<br />
comportamento dell’italiano medio (l’Homo litoralis, come dice lo stesso Cavazzoni) sulle spiagge della penisola mi era apparsa inizialmente insignificante e in parte forzata. Oltretutto il mio tentativo di analizzarlo come documentario storico rischiava di essere fuorviante.<br />
Il documentario di Cavazzoni non può essere definito un documentario storico in senso stretto. Innanzitutto per un uso limitato della tipologia di fonti. Tutto il documentario è costruito attraverso l’accostamento e il montaggio di “filmati di famiglia su pellicola o girati da cineamatori tra il 1920 e il 1980” (scritta che appare all’inizio del film) provenienti dall’archivio Home Movies di Bologna. La ricerca archivistica preliminare deve essere stata intensa e complessa. Guardare e selezionare migliaia di filmati famigliari non è stata sicuramente un’operazione semplice.<br />
Lo stesso lavoro di accostamento e montaggio delle scene selezionate è risultato efficace, soprattutto se lo confrontiamo con l’espediente narrativo utilizzato. Tutto il documentario, infatti, è costruito come se un etologo o un antropologo sociale ricostruisse i comportamenti di una razza animale durante un periodo di migrazione (l’essere umano durante le “vacanze al mare”). La voce narrante fuori campo che accompagna il susseguirsi delle immagini tragicomiche delle ferie d’agosto è uno strumento di narrazione non propriamente nuovo. Pensiamo a tutti i documentari naturalistici che scandiscono la programmazione di noti canali televisivi. L’utilizzo, però, dello stile “documentario naturalista” associato ad un’analisi comica del comportamento umano si è rivelato funzionale e adeguato al tema.<br />
Dicevo, uso limitato della tipologia di fonti. Questo perché nel documentario vengono usati solo i filmati di famiglia, senza una critica o una contestualizzazione storica della stessa fonte. Inoltre Cavazzoni non spiega come mai ad un certo punto gli italiani iniziano a “migrare” verso le coste della penisola per torturarsi al sole e affollarsi nell’acqua bollente. Solo un breve cenno, all’inizio del documentario, sulla conquista delle ferie da parte dei lavoratori a metà Novecento, ma nient’altro. Non ricostruisce un processo storico, ma si limita ad esaminare un dato di fatto.<br />
Difficile quindi definire “Vacanze al mare” un documentario storico. Questo è il motivo per cui all’inizio l’ho criticato abbastanza duramente. Inoltre non mi sembrava che il lavoro di Cavazzoni potesse essere utilizzato come fonte storica per ricostruire il fenomeno del turismo di massa della seconda metà del XX secolo. Si possono utilizzare le immagini, ma la voce narrante fuori campo è fuorviante. Probabilmente può darci molto più informazioni sulla società attuale rispetto a quella che prende in esame. Se lo si considera da questo punto di vista, emerge una società critica nei confronti di quella che l’ha preceduta, critica soprattutto nei confronti di un atteggiamento sessuale in parte oggi superato.<br />
Sono state queste perplessità e dubbi che mi hanno spinto a rivedere il documentario e ad analizzarlo da un’altra angolazione.<br />
Il film di Cavazzoni può essere considerato come un ottimo e valido prodotto “metastorico”. Permette, infatti, di riflettere non tanto sul fenomeno del turismo di massa o sui comportamenti sessuali dell’uomo, bensì sul ruolo che la storia e lo storico rivestono ai giorni nostri.<br />
Il primo spunto interessante emerge dall’analisi della tipologia di fonte utilizzata. “Vacanze al mare” è il primo lavoro culturale che utilizza il filmato di famiglia come documento di ricerca. Questo dovrebbe spingere gli storici ad interrogarsi su ciò che può essere considerato “fonte storica”, sulle innumerevoli tipologie documentarie che non hanno ancora acquisito tale riconoscimento e sulla ricchezza informativa che nuovi documenti possono trasmettere.<br />
Il secondo elemento che si ricava da questa nuova prospettiva di analisi è il linguaggio. Gli storici sono abituati a scrivere con un linguaggio accademico, ricercato e autoreferenziale. La voce narrante fuori campo, comica e tragica allo stesso tempo, usata nel documentario sottolinea l’esistenza di un registro linguistico alternativo. Il linguaggio storico non deve essere necessariamente complesso ed elitario, ma può adottare tecniche narrative e strumenti linguistici accattivanti e divulgativi.<br />
L’ultima riflessione riguarda il ruolo dello storico nella società contemporanea. Lo storico è un ricercatore, uno “scienziato dell’evoluzione umana” (March Bloch) che, a differenza di altri scienziati, si trova quotidianamente ad analizzare le azioni umane e le conseguenze che da queste derivano. Ogni azione umana genera però negli altri uomini un giudizio morale. Anche gli storici, in quanto Uomini, appartenenti cioè alla “razza umana”, sono dunque inclini a giudicare le azioni dei propri simili. E’ vero, lo storico deve ambire all’oggettività, ma non potrà mai raggiungerla completamente. La stessa voce narrante dell’etologo, il vero e unico protagonista del film, inizia la sua analisi con un tono assolutamente oggettivo e scientifico. Questa volontà razionale di ricerca rigorosa ed empirica presente nella prima parte del documentario si trasforma però in una conclusione malinconica e nostalgica.<br />
Questo è il messaggio celato di “Vacanze al mare”. Lo storico deve ambire all’oggettività e alla verità senza dimenticarsi della sua dimensione umana che emerge necessariamente nei suoi lavori. Le ricerche storiche infatti saranno sempre il risultato di un punto di vista soggettivo dato che alla base di esse vi è una precisa scelta da parte dello storico di trattare quel tema specifico secondo una predeterminata prospettiva.<br />
Lo storico deve quindi fare i conti con la propria soggettività: questa è la sua più grande responsabilità.</p>
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		<title>Gli Iblei in rete. Un esempio di Public History</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jul 2014 16:43:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nel marzo 2013, in occasione del convegno di studi svoltosi a Chiaramonte Gulfi (RG) all’indomani della produzione del documentario Terramatta; Il Novecento italiano di Vincenzo Rabito analfabeta siciliano (Nastro d’argento 2013), ha avuto inizio un progetto dal nome curioso, Archivio degli Iblei. Nato da un’idea di Chiara Ottaviano, fondatrice di Cliomedia Officina, la prima società ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Nel marzo 2013, in occasione del convegno di studi svoltosi a Chiaramonte Gulfi (RG) all’indomani della produzione del documentario <em>Terramatta; Il Novecento italiano di Vincenzo Rabito analfabeta siciliano</em> (Nastro d’argento 2013), ha avuto inizio un progetto dal nome curioso, Archivio degli Iblei.</p>
<div id="attachment_2202" style="width: 416px" class="wp-caption aligncenter"><img class="wp-image-2202   " src="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2015/01/6-IbleiLogoNEGativoREDcornice.jpg" alt="6-IbleiLogoNEGativoREDcornice" width="406" height="160" /><p class="wp-caption-text">Logo del progetto &#8220;Archivio degli Iblei&#8221;</p></div>
<p>Nato da un’idea di Chiara Ottaviano, fondatrice di <a href="http://www.cliomediaofficina.it/" target="_blank">Cliomedia Officina</a>, la prima società in Italia che ha per mission la Public History, il progetto si pone due obiettivi fondamentali. Innanzitutto quello di valorizzare il patrimonio storico-culturale di una comunità siciliana stanziata sul territorio compreso tra Ragusa e Siracusa, dove appunto si erge la catena dei Monti Iblei. Scopo dell’iniziativa promossa dal convegno era quello di raccogliere tutte le memorie, le ricerche, le testimonianze e i documenti relativi alla comunità siciliana per inserirla, e quindi renderla nota, in un più ampio contesto globale. Allo stesso tempo, un obiettivo importante che si pone il comitato promotore del progetto è quello di “divenire sia un punto di riferimento per chi opera nel territorio in ambito culturale (virtuale e non), sia creare un’occasione di visibilità, oltre i confini regionali e nazionali, anche per gli studi e le intelligenze espresse”, come sottolinea Chiara Ottaviano nell’articolo apparso sulla rivista digitale <a href="http://storiaefuturo.eu/larchivio-degli-iblei-luso-della-rete-per-partecipare-e-suscitare-interesse-per-la-storia/" target="_blank">Storia e Futuro</a> nel febbraio 2014.</p>
<p>Gli strumenti divulgativi e informatici di cui si è dotato inizialmente il progetto, con i quali ha iniziato la campagna di raccolta dei materiali, sono stati un sito internet dedicato e una pagina facebook creata appositamente. Il sito internet (<a href="http://www.archiviodegliiblei.it/" target="_blank">www.archiviodegliiblei.it</a>) è stato realizzato tramite il kit open source Museo&amp;Web promosso dal MIBACT &#8211; Ministero per i Beni, le Attività Culturali e il Turismo &#8211; all’interno del progetto Minerva Europe. «E’ stato certamente un punto di forza quello di avere scelto un sistema open source collegato ad una realtà più ampia per la realizzazione del sito. Ci ha subito permesso di essere segnalati nazionalmente e internazionalmente», spiega Chiara Ottaviano nell’incontro organizzato con la redazione. La ricca <a href="http://www.archiviodegliiblei.it/index.php?it/493/rassegna-stampa" target="_blank">Rassegna stampa</a> presente nel sito e la segnalazione da parte dell&#8217;<a href="http://primary-sources.eui.eu/website/archivio-degli-iblei" target="_blank">European History Primary Sources</a> (EHPS) ne sono una conferma.<br />
Il portale è suddiviso in quattro sezioni principali che permettono agli utenti di interrogare con facilità le fonti e i documenti sulla comunità iblea. Ciascuna sezione (<em>Percorsi tematici, Testimoni e studiosi, Archivio immagini, Testi e ricerche</em>) rappresenta una chiave di lettura ben precisa del territorio.<br />
Nella sezione <em>Testimoni e studiosi</em> sono raccolte video-interviste a testimoni e ricercatori i quali, attraverso il racconto della propria esperienza personale e delle proprie ricerche, descrivono quei cambiamenti sociali e culturali, soprattutto degli anni Sessanta e Settanta, del Novecento vissuti anche dalla comunità iblea. Nell’<em>Archivio immagini</em> sono pubblicate numerose gallerie fotografiche, suddivise cronologicamente e tematicamente, ricche di preziose e rare immagini per lo più ricavate da archivi e collezioni private. Nella sezione <em>Testi e ricerche</em> si possono leggere memorie, studi e documenti su diversi argomenti scritti da studiosi e appassionati della cultura iblea. Infine, all’interno dei <em>Percorsi tematici</em>, si ritrovano i diversi contributi presenti nelle precedenti sezioni ma raggruppati per tematiche di interesse sociale e culturale (<em>In campagna, Il mangiare, La scuola</em>, …). Si tratta di un sito internet ben strutturato e accattivante, «i contenuti sono facilmente navigabili e interrogabili grazie ad un’interfaccia e ad una grafica piacevoli e semplici”, come sottolineato da Stefano Franzolin, tra i redattori del sito.</p>
<div id="attachment_2204" style="width: 432px" class="wp-caption aligncenter"><img class=" wp-image-2204  " src="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2015/01/home_page_archivio_iblei.jpg" alt="home_page_archivio_iblei" width="422" height="300" /><p class="wp-caption-text">Sito internet del progetto</p></div>
<p>Per quanto riguarda la pagina facebook dedicata al progetto (<a href="https://www.facebook.com/groups/705791512780124/" target="_blank">Archivio degli Iblei</a>), questa è stata fin da subito utilizzata non solo per comunicare le iniziative proposte, ma anche e soprattutto come sistema di raccolta e promozione di materiali. «Facebook è stato utilizzato come strumento informale per contribuire al progetto. Non tiene nessuno fuori dalla porta e sollecita la partecipazione» (Chiara Ottaviano). «Quello della collaborazione è stato fin da subito un punto di forza del progetto. Una partecipazione non solo virtuale, ma che è riuscita a trovare un alto livello di adesione nella realtà, come si è visto in occasione del corso di aggiornamento sulle fonti orali e nelle manifestazioni collaterali» (Walter Tucci, senior di Cliomedia Officina).<br />
Il progetto Archivio degli Iblei, che trova nel sito e nella pagina facebook degli ottimi strumenti di realizzazione e promozione, nasce come progetto che crede nella multimedialità, ma allo stesso tempo «non vive solo all’interno di internet e non coincide solo con il sito. Sono stati fatti grandi sforzi sul territorio per fare di questo progetto un punto di positiva attrazione per realtà ed energie presenti sul territorio ibleo che spesso non dialogano tra loro. L’idea di poter creare sinergie positive tra soggetti presenti sul territorio e la possibilità di collegarsi ad un network nazionale e internazionale è stato uno dei principi alla base del successo di partecipazione. Resta aperto il problema della sostenibilità economica» (Chiara Ottaviano). Secondo Andrea Nicita, il più giovane membro della redazione, «uno dei prossimi passi sarà quello di ampliare la partecipazione, soprattutto delle scuole».<br />
Si può affermare con certezza che il progetto, e dunque anche il portale, dell’Archivio degli Iblei è un ottimo esempio di Public History: stimola alla ricerca scientifica attraverso un’operazione di comunicazione e divulgazione storica.</p>
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		<title>Scrivere la Storia</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jun 2014 15:47:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[malveli]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di seguito un mio articolo pubblicato su Novecento.org, rivista dell&#8217;Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia Breve riflessione di un’apprendista della comunicazione storica Il testo storico didattico Un testo didattico può essere definito, secondo un’accezione generale, come una tessitura di informazioni finalizzate all’apprendimento di nozioni ben precise. Questo vale ovviamente anche ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Di seguito un mio articolo pubblicato su <a title="Novecento.org" href="http://www.novecento.org/didattica-in-classe/scrivere-la-storia-672/" target="_blank">Novecento.org</a>, rivista dell&#8217;Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia</em></p>
<h3>Breve riflessione di un’apprendista della comunicazione storica</h3>
<h4>Il testo storico didattico</h4>
<p>Un testo didattico può essere definito, secondo un’accezione generale, come una <strong>tessitura di informazioni</strong> finalizzate all’apprendimento di nozioni ben precise. Questo vale ovviamente anche per un testo storico didattico dove non solo si assimilano contenuti (avvenimenti, nomi, date, processi storici, ecc.), ma si acquisisce anche uno specifico metodo di indagine del passato in relazione al presente.<br />
Le informazioni inserite all’interno di un testo storico didattico devono rispecchiare le seguenti caratteristiche:</p>
<ol>
<li>devono comunicare dati ben precisi (<strong>informazioni fattuali</strong>, come nomi, date, luoghi, ecc);</li>
<li>devono essere contestualizzate nel periodo, nello spazio e nel contesto sociale (<strong>informazioni ricapitolative</strong>);</li>
<li>devono essere messe in relazione con la situazione attuale (<strong>informazioni significative</strong>, alle quali cioè lo storico ha attribuito un significato inserendole all’interno del più ampio processo evolutivo dell’uomo);</li>
<li>devono assolutamente essere prive di considerazioni di valore e di giudizio personali.</li>
</ol>
<p>Per realizzare un corretto prodotto didattico è fondamentale un attento e preciso lavoro preliminare di reperimento e selezione di informazioni storiche utili al testo che si vuole produrre. Lo studio preventivo di testi storici scientifici è dunque una condizione imprescindibile per una buona scrittura didattica.</p>
<p><a href="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2014/06/libri-di-testo.jpg"><img class=" size-full wp-image-2250 aligncenter" src="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2014/06/libri-di-testo.jpg" alt="libri di testo" width="480" height="270" /></a></p>
<h4>Come scrivere testi storici didattici</h4>
<p>La prima azione da mettere in atto, una volta acquisite le informazioni preliminari, è quella della <strong>tematizzazione</strong>.<br />
Usando una definizione di Ivo Mattozzi, la tematizzazione consiste principalmente nell’individuazione della questione storica da esaminare secondo una determinata prospettiva di indagine e delle precise coordinate temporali e spaziali. Se, ad esempio, si vuole costruire un testo storico didattico sulle “invasioni barbariche” del IX sec a.C. bisogna:</p>
<ul>
<li>definire il punto di vista attraverso il quale si affronterà il tema (nel nostro caso ad esempio si può scegliere di analizzare il contributo delle “invasioni” alla costruzione di una primitiva identità europea);</li>
<li>stabilire gli estremi cronologici (ad esempio IX-XI sec. a.C.);</li>
<li>indicare la scala spaziale esaminata (ad esempio l’Europa intesa come continente geografico);</li>
<li>definire la rilevanza della conoscenza.</li>
</ul>
<p>Il secondo passaggio, quello più complesso, consiste nel <strong>montaggio delle informazioni</strong>, ovvero nella loro organizzazione espositiva. Affinché un testo storico sia didatticamente efficace è necessario tenere conto del lettore modello al quale ci si rivolge. In particolare si deve:</p>
<ul>
<li>individuare il lettore modello (età, processi cognitivi, conoscenze già acquisite);</li>
<li>utilizzare un linguaggio adeguato al lettore modello;</li>
<li>organizzare le informazioni secondo una precisa struttura testuale (temi, sottotemi, capitoli, paragrafi) e un’alternanza di forme discorsive (narrazioni, descrizioni, argomentazioni);</li>
<li>esplicitare, quando necessario, tutti i passaggi logici, tenendo conto della modularità delle informazioni (un’informazione deve preparare ad un’altra) ed evitando inferenze e sottintesi;</li>
<li>catturare l’attenzione del lettore modello.</li>
</ul>
<p>Anche la <strong>struttura retorica</strong> riveste un ruolo importante nella costruzione di un testo didattico. Se il ragazzo è incentivato nella lettura di un testo, le informazioni acquisite rimarranno impresse più facilmente. Per questo motivo:</p>
<ul>
<li>il linguaggio, oltre ad essere adeguato al lettore, deve essere diversificato e accattivante. Deve creare <strong>curiosità</strong>;</li>
<li>bisogna utilizzare figure retoriche adeguate al lettore, alla finalità e al contenuto del testo (es. metafore, analogie, inversioni sintattiche, parafrasi, climax, ecc.);</li>
<li>l’incipit deve essere costruito in modo convincente (nell’incipit devono essere inserite tutte le informazioni relative alla tematizzazione);</li>
<li>bisogna alleggerire il corpo del testo attraverso l’inserimento di grafici temporali, cartine geografiche e immagini d’arredo. Questi elementi non solo abbelliscono il testo, ma permettono di rendere più significative le informazioni indicate nell’apparato testuale. Una linea temporale aiuta ad esempio il ragazzo a inserire un evento storico all’interno di un processo temporale più duraturo; una cartina geografica colloca l’evento in un determinato contesto spaziale, sia locale che mondiale; un’immagine fissa visivamente un concetto astratto.</li>
</ul>
<p><a href="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2014/06/flusso-testo-storico.png"><img class="  wp-image-2248 aligncenter" src="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2014/06/flusso-testo-storico.png" alt="flusso-testo-storico" width="469" height="319" /></a></p>
<h4>Lo storico e la scrittura oggi</h4>
<p>In <em>Apologia della storia</em> Marc Bloch sottolinea chiaramente quale importanza abbia la scrittura per la Storia intesa come scienza.<br />
Oggi questa importanza ha raggiunto livelli altissimi. “La civiltà dell’immagine e della multimedialità è sempre più la civiltà della scrittura. […] Siamo una Text Generation, che lavora, impara e comunica soprattutto leggendo e scrivendo. Tutti, non solo i comunicatori […]” dice Luisa Carrada, esperta di scrittura creativa e professionale, nel suo libro <em>Il mestiere di scrivere.<br />
</em>E’ fondamentale saper scrivere, soprattutto oggi, soprattutto per gli storici che da sempre concentrano la propria attenzione sulla ricerca analitica e trascurano l’aspetto divulgativo e comunicativo. Se vogliamo quindi trasmettere e comunicare corretti contenuti storici dobbiamo imparare a scrivere di storia, soprattutto nell’ambito della didattica.</p>
<h4>La storia è didattica</h4>
<p>Possiamo dunque definire la didattica come una delle missioni fondamentali della storia. Una missione didattica, volta cioè all’insegnamento di un preciso metodo di analisi del presente e quindi alla creazione di una maggior consapevolezza civica. Questo obiettivo deve essere tenuto a mente da coloro che per mestiere si occupano di didattica della storia. L’insegnante, l’educatore, il consulente storico devono sempre ricordarsi che scopo ultimo dell’insegnamento storico non è unicamente quello di fare apprendere un insieme di nozioni storiografiche. E’ fondamentale che lo studente, lettore privilegiato di un prodotto storico didattico, acquisisca quelle strutture mentali che gli permettano di sviluppare quella coscienza critica necessaria alla vita civica.<br />
Per l’apprendimento di questi contenuti storici e strumenti mentali si passa necessariamente dal testo scritto. Il manuale di storia, gli innumerevoli prodotti multimediali o i diversi documentari televisivi sono gli strumenti attraverso i quali i ragazzi acquisiscono competenze e conoscenze storiche. Imparare a sceglierli e realizzarli è quindi uno dei compiti essenziali di un buon insegnante. Oltre che di un qualunque buon apprendista della comunicazione storica.</p>
<h4>Un Master per imparare a scrivere</h4>
<p>Nell’autunno del 2013 ha avuto inizio la terza edizione del Master in Comunicazione storica dell’Università di Bologna. Per molti frequentanti, iscritti al Master con l’obiettivo di acquisire competenze tecniche per la realizzazione di documentari e App su temi storici, il primo corso dedicato alla scrittura e al linguaggio della storia è stato forse un po’ spiazzante. Le perplessità sono state però subito risolte. Il corso tenuto dal professor Ivo Mattozzi, storico italiano esperto di didattica per la storia, si è subito rivelato un insegnamento fondamentale e propedeutico ai corsi successivi. Il punto principale del corso è stato infatti il seguente: saper scrivere di storia è la base necessaria per la realizzazione di efficaci prodotti divulgativi e didattici.</p>
<h4>Piccola proposta bibliografica</h4>
<p>Marc Bloch, <em>Apologia della storia o Mestiere di storico</em>, Torino, Einaudi, 2009.<br />
Antonio Brusa, <em>Il manuale, uno strumento per la didattica laboratoriale</em>, in Paolo Bernardi (a cura di), <em>Insegnare storia. Guida alla didattica del laboratorio storico</em>, UTET, Torino, 2006.<br />
Luisa Carrada, <em>Il mestiere di scrivere. Le parole al lavoro, tra carta e web</em>, Apogeo Education, Milano, 2008.<br />
Ivo Mattozzi, <em>Pensare la storia da insegnare</em>. Vol.1 <em>Pensare la storia</em>, Cenacchi Editrice, Castel Guelfo (BO), 2012.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Come citarlo</h4>
<p>Elisa Malvestito, <em>Scrivere la storia</em>, Novecento.org, n. 3, 2014. DOI: 10.12977/nov27</p>
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		<title>Museo Diffuso, Museo Interattivo: il caso di Torino</title>
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		<pubDate>Wed, 14 May 2014 08:38:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[malveli]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il &#8220;Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà&#8221; apre al pubblico nel 2003 con un allestimento permanente dal titolo &#8220;Torino 1938-1948: dalle leggi razziali alla Costituzione&#8221;. Si tratta di un allestimento museale di notevole importanza storica e didattica che da più di dieci anni attira visitatori provenienti da tutto ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2197" style="width: 169px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-2197 " src="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2014/05/logomuseodiffuso.jpg" alt="logomuseodiffuso" width="159" height="318" /><p class="wp-caption-text">Logo del Museo Diffuso</p></div>
<p>Il &#8220;<a href="http://www.museodiffusotorino.it/" target="_blank">Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà</a>&#8221; apre al pubblico nel 2003 con un allestimento permanente dal titolo &#8220;Torino 1938-1948: dalle leggi razziali alla Costituzione&#8221;. Si tratta di un allestimento museale di notevole importanza storica e didattica che da più di dieci anni attira visitatori provenienti da tutto il territorio nazionale, soprattutto scolaresche e associazioni.<br />
Frutto di un lavoro ingente da parte dell’<a href="http://www.istoreto.it/" target="_blank">Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea &#8220;Giorgio Agosti&#8221;</a> e dello studio N!03, il Museo Diffuso ospita, oltre all&#8217;allestimento già citato, diverse mostre temporanee di carattere storico e civico che si susseguono nel corso dell’anno.<br />
Il cuore del Museo è rappresentato però dall&#8217;allestimento originario, dedicato alla storia di Torino tra gli anni ’30 e ’40 del ‘900. Gli elementi che rendono questo Museo così attraente per le scuole (e non solo) sono principalmente due. Innanzitutto lo stretto legame tra il Museo e la città di Torino. Si tratta infatti di un Museo Diffuso, che invita il visitatore a non fermarsi all&#8217;allestimento rinchiuso all&#8217;interno del Palazzo dei Quartieri Militari, ma a continuare la visita nel territorio circostante, ricco di luoghi che testimoniano di un passato ancora vivo e presente.<br />
Il secondo punto di forza di questo Museo consiste nell&#8217;allestimento multimediale e interattivo attraverso il quale viene raccontata una storia ben precisa. Le vicende di Torino tra il 1938 e il 1948 sono narrate mediante un percorso museale costruito come una immaginaria metropolitana delle memoria.</p>
<div id="attachment_2198" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><img class="size-full wp-image-2198 " src="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2014/05/museodiffuso2.jpg" alt="museodiffuso2" width="300" height="197" /><p class="wp-caption-text">Esempio di fermata della &#8220;Metropolitana della Memoria&#8221;</p></div>
<p>Dopo aver acquistato il biglietto e aver ricevuto in dotazione delle cuffie audio, il visitatore viene invitato a scendere nei sotterranei del Palazzo per iniziare il suo percorso di visita. Le prime quattro stazioni della metropolitana (rappresentata graficamente da linee bianche che corrono lungo il pavimento delle sale) sono dedicate ad alcuni aspetti della vita torinese negli anni della guerra. Le fermate VIVERE IL QUOTIDIANO, VIVERE SOTTO LE BOMBE, VIVERE IL REGIME e VIVERE L’OCCUPAZIONE sono tutte strutturate nello stesso modo: un breve documentario, costruito con fonti d’archivio audio e video, informa il visitatore sul tema della stazione, mentre due testimoni con i quali ci si trova “faccia a faccia” (grazie alla proiezione della loro testimonianza all&#8217;interno di specchi che si attivano con il passaggio dell’utente) raccontano della propria esperienza.</p>
<div id="attachment_2199" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-2199 " src="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2014/05/museodiffuso.jpg" alt="museodiffuso" width="300" height="450" /><p class="wp-caption-text">Tavolo multimediale dei Luoghi della Memoria</p></div>
<p>Terminata questa prima parte del percorso, le linee della metropolitana conducono ad un tavolo multimediale dove sono raffigurati alcuni luoghi della memoria della città di Torino legati alla seconda guerra mondiale. Attivando con la mano i pannelli bianchi associati ai dodici luoghi rappresentati, si approfondisce non solo la storia del luogo selezionato, ma anche il significato che questo assume in relazione alle fermate tematiche appena superate. Ciascun luogo, infatti, è collegato idealmente a una delle stazioni della metropolitana e attraverso gli approfondimenti proposti, si scoprono nuovi episodi della storia torinese.<br />
Prima di proseguire con la terza parte della visita, è possibile visitare il rifugio antiaereo costruito negli anni ’40 nei sotterranei dell’edificio. Grazie alle testimonianze che si possono ascoltare all&#8217;interno e agli effetti audio che simulano i rumori delle bombe, la visita al rifugio è, forse, il momento più emozionante dell’intero percorso.<br />
Una volta risaliti dal rifugio, è possibile completare il percorso museale affrontando le ultime due stazioni della metropolitana dedicate alla Liberazione e alla Costituzione. VIVERE LIBERI è strutturata in modo diverso dalle fermate precedenti. Attraverso il racconto di quattro testimoni, vengono narrate le diverse forme di liberazione che hanno coinvolto i cittadini torinesi: la liberazione dal nazifascismo, la liberazione dai campi di concentramento, il ritorno alla vita “normale” dopo l’esperienza resistenziale e la conquista del voto per le donne. La visita si conclude al capolinea VIVERE LA COSTITUZIONE dove vengono affrontati alcuni principi chiave della carta costituzionale attraverso la lettura di testi. Il visitatore è invitato a sedersi di fronte ad alcuni attori e a farsi coinvolgere dalle letture dei brani: un chiaro invito a far propri e a partecipare alla tutela dei principi fondamentali della Costituzione italiana.<br />
Ed è proprio con la Costituzione che si conclude il percorso di visita. La storia di Torino appare più chiara, anche grazie all&#8217;espediente narrativo attraverso il quale viene raccontata all&#8217;interno del Museo. Affrontando tematiche ben precise e approfondendo alcuni aspetti della storia locale, grazie alle parole dei testimoni e alle tracce presenti nei luoghi di memoria, si scopre una Torino nuova, caratterizzata da un passato ricco di avvenimenti e protagonisti.<br />
Oltre alla dimensione narrativa, la forza di questo Museo è rappresentata anche dal suo allestimento multimediale. L’inserimento di video all&#8217;interno di specchi e l’attivazione di pannelli attraverso il contatto fisico, permettono al visitatore di entrare a fare parte della storia che qui viene raccontata. Il coinvolgimento emotivo è quindi uno degli obiettivi raggiunti da questo tipo di museo. L’utente, una volta terminata la visita, si ricorderà delle parole di un testimone o di un episodio accaduto in un determinato luogo e, grazie a questi ricordi ed emozioni, sarà spinto ad approfondire la conoscenza di questi avvenimenti e del contesto storico nel quale sono accaduti. L’allestimento multimediale può quindi essere utilizzato come ponte di passaggio che conduce dall&#8217;emozionalità all&#8217;approfondimento conoscitivo.<br />
Questo tipo di allestimento interattivo, unito alla nuova prospettiva di ricerca e di narrazione storica, fanno del Museo Diffuso di Torino non solo un piccolo gioiello culturale della città, ma anche e soprattutto un ottimo esempio di comunicazione culturale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Articolo pubblicato sul <a href="http://mastercomunicazionestorica.blogspot.it/" target="_blank">blog del Master in Comunicazione storica</a>, 14 maggio 2014.</p>
<p>&nbsp;</p>
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