<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Elisa Malvestito &#187; Impressioni</title>
	<atom:link href="http://www.elisamalvestito.it/web/categoria/impressioni/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.elisamalvestito.it/web</link>
	<description>Consulente culturale</description>
	<lastBuildDate>Wed, 01 Mar 2017 13:16:16 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.1.41</generator>
	<item>
		<title>Una menzione speciale</title>
		<link>http://www.elisamalvestito.it/web/una-menzione-speciale/</link>
		<comments>http://www.elisamalvestito.it/web/una-menzione-speciale/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 27 May 2015 17:05:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[malveli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attività]]></category>
		<category><![CDATA[Impressioni]]></category>
		<category><![CDATA[Top news]]></category>
		<category><![CDATA[documentario storico]]></category>
		<category><![CDATA[filmare la storia]]></category>
		<category><![CDATA[premiazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Resistenza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.elisamalvestito.it/web/?p=2377</guid>
		<description><![CDATA[Sono appena rientrata dalla giornata di premiazione del concorso &#8220;Filmare la storia&#8221; indetto dall&#8217;Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza di Torino. E&#8217; stato un pomeriggio davvero stimolante. I lavori prodotti dai ragazzi di diverse scuole del Piemonte (e non solo) hanno raccontato diverse storie del Novecento, dalla Resistenza in Liguria all&#8217;assedio di Sarajevo. Quest&#8217;anno, per la ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2015/05/20150527_163805.jpg"><img class=" wp-image-2379 size-large aligncenter" src="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2015/05/20150527_163805-1024x576.jpg" alt="20150527_163805" width="620" height="349" /></a></p>
<p>Sono appena rientrata dalla giornata di premiazione del concorso &#8220;Filmare la storia&#8221; indetto dall&#8217;<a href="http://www.ancr.to.it/wp/" target="_blank">Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza</a> di Torino.</p>
<p>E&#8217; stato un pomeriggio davvero stimolante. I lavori prodotti dai ragazzi di diverse scuole del Piemonte (e non solo) hanno raccontato diverse storie del Novecento, dalla Resistenza in Liguria all&#8217;assedio di Sarajevo. Quest&#8217;anno, per la prima volta nella storia del concorso che festeggia i suoi primi dodici anni di attività, sono stati premiati anche prodotti audiovisivi realizzati da videomakers professionisti che avevano come tema comune quello del racconto della Storia del Novecento. Anche questa sezione speciale si è dimostrata ricca di spunti e riflessioni che mi aiuteranno sicuramente nei lavori che spero potrò fare in futuro.</p>
<p>Ed è proprio in questa sezione che il mio piccolo contributo alla storia della Resistenza, il documentario &#8220;Si chiamavano ribelli&#8221;, ha ricevuto una menzione della giuria all&#8217;interno del premio speciale &#8220;25 aprile&#8221;. E&#8217; stato davvero emozionante ascoltare le motivazioni che hanno spinto i membri della giuria a premiare questo mio lavoro e ancora più emozionante sono state le parole di Ezio Montalenti, presidente dell&#8217;Anpi di Torino e provincia, che non solo ha elogiato il filmato, ma ha anche raccontato di un episodio che l&#8217;ha visto protagonista durante la guerra di una fuga rocambolesca proprio lì, tra i monti dove i partigiani della Strisciante Musati stavano combattendo per la libertà. Sentir parlare degli &#8220;eroi valsesiani&#8221; ha suscitato in me un grande senso di orgoglio, non solo per il premio che mi è stato consegnato, ma anche e soprattutto per la mia provenienza territoriale che, nonostante la lontananza avrà sempre un posto speciale nel mio cuore.</p>
<p>Ringrazio davvero la giuria del premio speciale &#8220;25 aprile&#8221; per questa menzione&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>&#8220;Attraverso la struttura tradizionale del documentario emergono tratti curiosi e interessanti della storia della Brigata &#8220;Strisciante Musati&#8221; della Valsesia. Un lavoro accurato e ben equilibrato, ricostruito grazie alle testimonianze dirette e indirette e alla raccolta dei documenti dell&#8217;epoca. Sicuramente un documentario di pregio per valorizzare una storia poco conosciuta del partigianato piemontese&#8221;</p>
<p>(motivazione della menzione della giura del premio speciale &#8220;25 aprile&#8221; di Filmare la Storia, 12° edizione)</p>
<p><a href="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2015/05/20150527_1645581.jpg"><img class="alignnone wp-image-2380 size-large" src="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2015/05/20150527_1645581-576x1024.jpg" alt="20150527_164558" width="576" height="1024" /></a></p></blockquote>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.elisamalvestito.it/web/una-menzione-speciale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Un Master per cominciare</title>
		<link>http://www.elisamalvestito.it/web/un-master-per-cominciare/</link>
		<comments>http://www.elisamalvestito.it/web/un-master-per-cominciare/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2015 13:34:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[malveli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Impressioni]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione storica]]></category>
		<category><![CDATA[divulgazione]]></category>
		<category><![CDATA[public history]]></category>
		<category><![CDATA[storia e memoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.elisamalvestito.it/web/?p=2273</guid>
		<description><![CDATA[Sabato 7 marzo mi è stato consegnato il diploma di Master Universitario di II livello in Comunicazione Storica. Alla cerimonia era presente Serge Noiret che, dopo il suo ricco e interessante intervento sul rapporto tra storia e memoria, ha consegnato personalmente l&#8217;attestato agli studenti della III edizione del Master. Un momento davvero emozionante non solo ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2015/03/20150307_124016.jpg"><img class="alignnone wp-image-2278 size-large" src="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2015/03/20150307_124016-1024x576.jpg" alt="20150307_124016" width="620" height="349" /></a></p>
<p>Sabato 7 marzo mi è stato consegnato il diploma di <a href="http://www.mastercomunicazionestorica.it/" target="_blank">Master Universitario di II livello in Comunicazione Storica</a>. Alla cerimonia era presente Serge Noiret che, dopo il suo ricco e interessante intervento sul rapporto tra<strong> storia e memoria</strong>, ha consegnato personalmente l&#8217;attestato agli studenti della III edizione del Master. Un momento davvero emozionante non solo perché rappresenta la conclusione di un percorso di studi iniziato ormai 10 anni fa, ma anche e soprattutto perché mi ha permesso di riflettere sull&#8217;importanza di una <strong>figura professionale</strong> che in Italia, purtroppo, viene considerata marginale, quella dello <strong>storico</strong>.</p>
<p>Come è possibile pensare di interpretare e capire il senso di quello che ci succede intorno se non si ha consapevolezza di quello che è accaduto prima? La storia non è qualcosa che possiamo conoscere o non conoscere. E&#8217; una componente fondamentale della nostra esistenza quotidiana in quanto cittadini appartenenti ad un determinato contesto sociale, economico e culturale. Non possiamo assolutamente farne a meno.</p>
<p>Lo storico ha, oggi soprattutto, un ruolo fondamentale. Non deve solo ricercare e ricostruire quanto accaduto nel passato (sia esso lontano o recente), ma deve soprattutto trasmettere questa ricerca alla società nella quale si trova ad operare. Lo <strong>&#8220;storico pubblico&#8221;</strong> deve quindi &#8220;aumentare la consapevolezza della storia e la permanenza delle memorie collettive al di fuori degli ambienti accademici, anche con operazioni di divulgazione scientifica e d’insegnamento della storia&#8221; (S. Noiret,“Public History e Storia Pubblica nella rete&#8221;). Questo è il suo scopo principale, salvaguardare e trasmettere la<strong> memoria pubblica</strong> anche e soprattutto ai non addetti ai lavori, utilizzando strumenti opportuni e accattivanti.</p>
<p>La consapevolezza di questa necessità ha portato, ormai sei anni fa, all&#8217;attivazione di un Master in Comunicazione Storica presso l&#8217;Università di Bologna. L&#8217;obiettivo di questo percorso di studi è quello di creare figure professionali precise, gli &#8220;storici pubblici&#8221;, in grado non solo di fare ricerca storica, ma soprattutto in grado di trasmetterla. Operazione non semplice perché bisogna tenere insieme scientificità, rigore di ricerca e fascino divulgativo. Un buon sito, un interessante documentario o un&#8217;accattivante App sono alcuni degli strumenti che lo storico ha a disposizione per raggiungere la sua missione, quella di <strong>trasmettere</strong> la conoscenza storica al pubblico più ampio possibile.</p>
<p>Credo molto in questa missione e spero che la fine di questo percorso di studi sia solo l&#8217;inizio di un interessante e proficuo percorso professionale!</p>
<p><a href="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2015/03/20150307_122629.jpg"><img class="alignnone wp-image-2274 size-large" src="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2015/03/20150307_122629-1024x576.jpg" alt="20150307_122629" width="620" height="349" /></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.elisamalvestito.it/web/un-master-per-cominciare/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>14 agosto 1944 &#8211; 14 agosto 2014. Il significato di una commemorazione</title>
		<link>http://www.elisamalvestito.it/web/14-agosto-1944-14-agosto-2014-il-significato-di-una-commemorazione/</link>
		<comments>http://www.elisamalvestito.it/web/14-agosto-1944-14-agosto-2014-il-significato-di-una-commemorazione/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 15 Aug 2014 13:09:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[malveli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Impressioni]]></category>
		<category><![CDATA[ANPI]]></category>
		<category><![CDATA[commemorazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[storia e memoria]]></category>
		<category><![CDATA[valsesia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.elisamalvestito.it/web/?p=2309</guid>
		<description><![CDATA[Qualche settimana fa sono stata contattata dall&#8217;Anpi di Quarona. Mi è stato chiesto di tenere la commemorazione ufficiale per ricordare uno dei più tristi e cupi episodi della Resistenza Valsesiana, l&#8217;eccidio al Ponte della Pietà di Quarona (VC) del 14 agosto 1944. Una grande emozione e allo stesso tempo una grande responsabilità: quale significato può avere, ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2015/03/2014-08-14-16.18.09.jpg"><img class=" wp-image-2310 size-large aligncenter" src="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2015/03/2014-08-14-16.18.09-1024x576.jpg" alt="2014-08-14 16.18.09" width="620" height="349" /></a>Qualche settimana fa sono stata contattata dall&#8217;Anpi di Quarona. Mi è stato chiesto di tenere la commemorazione ufficiale per ricordare uno dei più tristi e cupi episodi della Resistenza Valsesiana, l&#8217;eccidio al Ponte della Pietà di Quarona (VC) del 14 agosto 1944. Una grande emozione e allo stesso tempo una grande responsabilità: quale significato può avere, oggi, a 70 anni di distanza, il ricordo di ragazzi uccisi sotto un ponte di un piccolo paese di provincia?</p>
<p>Questa la mia riflessione.</p>
<blockquote><p>Buonasera a tutti,<br />
vorrei iniziare questo mio breve intervento innanzitutto salutando e ringraziando le persone presenti qui oggi. Credo che questo non sia un gesto “scontato” perché penso che la vostra presenza qui oggi non sia per nulla scontata.<br />
Voglio ringraziare innanzitutto l’ANPI di Quarona, non solo per avermi invitata oggi, ma anche e soprattutto per l’importante compito che l’ANPI porta avanti nonostante le numerose difficoltà, quello di salvaguardare e promuovere i valori della Resistenza.<br />
Voglio anche ringraziare le istituzioni qui presenti. La vostra presenza è fondamentale in occasioni come questa. Il fatto che voi siate qui oggi, significa che lo Stato riconosce nel sacrificio di ragazzi morti 70 anni fa un significato profondo. Quel sacrificio è l’origine di quella Libertà di cui oggi godiamo.<br />
Infine, ma assolutamente non meno importante, voglio ringraziare tutti voi, presenti qui oggi. A mio avviso la partecipazione alle commemorazioni è importante come la partecipazione agli altri momenti della vita cittadina, perché è dalla partecipazione civica che nasce la Cittadinanza attiva.<br />
La riflessione che vorrei fare qui oggi parte da una definizione importante, quella di Luogo di Memoria, teorizzata da Pierre Nora, un noto storico francese e uno dei primi studiosi ad aver parlato di questo concetto. Dice Nora “un luogo della memoria è una unità significativa, d’ordine materiale o ideale, che la volontà degli uomini o il lavorio del tempo ha reso un elemento simbolico di una qualche comunità […] Il luogo della memoria ha come scopo fornire al visitatore, al passante, il quadro autentico e concreto di un fatto storico. Rende visibile ciò che non lo è: la storia […] e unisce in un unico campo due discipline: la storia appunto e la geografia”. Da questa definizione emergono le due caratteristiche principali che rendono tale un luogo di memoria.<br />
Innanzitutto un luogo di memoria è un luogo geografico, uno spazio fisico, testimone involontario di un avvenimento storico rilevante. Nella sua fisicità un luogo di memoria “rende visibile ciò che non lo è”. Trasmette, grazie alle tracce lasciate dallo scorrere del tempo, la testimonianza di un avvenimento fondamentale per la storia di una comunità. Noi oggi ci troviamo qui, al Ponte della Pietà di Quarona che esattamente 70 anni fa è stato teatro di una tragedia umana privata e pubblica. Alle ore 16.25 del 14 agosto 1944 venivano giustiziati, mediante impiccagione, cinque giovani ragazzi, “colpevoli” di essersi opposti ad un progetto di terrore sociale e politico voluto dal fascismo e dal suo alleato nazista.<br />
Gino Boccardo, operaio, 18 anni; Aldo Bordiga, operaio, 30 anni; Gino Francese, operaio, 18 anni; Vincenzo Lazzi, soldato, 23 anni; Augusto Pescio, fornaio, 32 anni.<br />
Questi i nomi dei cinque ragazzi che quel pomeriggio di 70 anni fa sono stati brutalmente uccisi da spietati e disumani carnefici. E questo ponte, sotto il quale ci troviamo oggi per ricordarli e celebrare il loro sacrifico, è il primo testimone di questo drammatico avvenimento: privato, perché ha portato un dolore indescrivibile all’interno di cinque famiglie, ma anche e soprattutto pubblico perché ha sconvolto l’intera comunità quaronese e valsesiana. Il Ponte della Pietà è senza alcun dubbio un Luogo di Memoria, così come lo definisce Nora.<br />
La seconda caratteristica che emerge dalla definizione dello studioso francese è, appunto, quella di COMUNITA’. Un luogo di memoria è tale se intorno ad esso, e alla storia che testimonia, una comunità si riconosce perché fa di quel determinato avvenimento un episodio fondamentale della sua storia e quindi della sua identità. Attorno al ricordo di un evento storico una comunità può identificarsi perché non solo riconosce di avere un passato comune, ma anche e soprattutto riconosce di avere valori condivisi. Ecco perché, secondo me, le cerimonie commemorativa nei Luoghi di Memoria sono fondamentali, soprattutto quelle legate alla Resistenza.<br />
In questi giorni riflettevo su quale significato hanno queste cerimonie che, anno dopo anno, vengono organizzate. Oltre al 25 aprile ci sono numerose giornate celebrate in tutto il nostro territorio in ricordo di eccidi commessi diversi anni fa. Nella sua tragicità questo è un dato da tenere sempre presente: è indice del ruolo fondamentale che ha avuto la Valsesia nel processo di Liberazione e per il quale ha ricevuto anche la medaglia d’oro al valor militare.<br />
Mi sono dunque interrogata sul significato di queste ricorrenze e vorrei condividere con voi il mio pensiero. Le cerimonie commemorative, a mio avviso, sviluppano tre tipi di coscienza, intesa letteralmente come la consapevolezza che un soggetto ha di sé e del mondo esterno con cui è in relazione. Intanto una cerimonia commemorativa, come quella di oggi, sviluppa la coscienza personale/individuale. Pensando ai cinque ragazzi del Ponte della Pietà penso alle mie origini, al mio passato, alle persone che devo ringraziare per quei diritti che oggi posso liberamente esercitare. Insomma, prendo consapevolezza della mia singola esistenza come cittadino dotato di diritti e doveri.<br />
In secondo luogo ricordare gli avvenimenti del 14 agosto del 1944 mi permette di rafforzare la mia coscienza civica. Riflettere sul prezzo che hanno pagato Gino, Aldo, Vincenzo, Gino ed Augusto per la libertà di cui oggi posso godere, deve spingermi ad impegnarmi nella mia comunità, nel mio territorio. Non sono, quindi, solo consapevole dei diritti e dei doveri che ho in quanto cittadino, ma sono spronata a esercitarli tutti i giorni nella mia comunità, vivendo in questo modo la mia cittadinanza consapevolmente.<br />
Infine, riflettere sul passato mi porta a immaginare quale futuro voglio per il mio Paese, la mia amata Italia. Prendendo a modello questi giovani di 70 anni fa sviluppo, quindi, una mia coscienza politica che mi spinge a mettere in pratica quei principi, a partire dalla quotidianità delle piccole cose.<br />
Ecco il profondo significato che ha continuare ad organizzare queste commemorazioni e partecipare a questi momenti. In particolare ricordare oggi il sacrificio dei cinque giovani del Ponte della Pietà significa innanzitutto prendere a modello questi cinque ragazzi nella nostra vita quotidiana. Gino, Aldo, Vincenzo, Gino ed Augusto ci hanno lasciato in eredità quella libertà che oggi possiamo esercitare perché sancita dalla nostra bellissima Costituzione. Essi erano sicuramente spinti da una visione del mondo lungimirante e costruttiva. E per questa visione del mondo hanno dato la loro vita. Non solo, quindi, dobbiamo celebrarli e ricordare il loro sacrificio, ma dobbiamo soprattutto vigilare su questa libertà, costruita su queste azioni. E vigilare sulla libertà significa dare il proprio contributo alla vita politica, intesa come vita della polis, della città, della comunità. Disinteressarsi della politica significa disinteressarsi della propria esistenza perché come essere umani possiamo esistere solo ed esclusivamente all’interno di una comunità.<br />
Ritornando alla commemorazione, vorrei proporvi un’ultima riflessione. L’eccidio del 14 agosto 1944 non è stato solo uno dei tanti eccidi che ha colpito il nostro territorio durante il periodo della Resistenza, ma è stato senza dubbio uno dei più spietati perché caratterizzato dall’assenza di PIETA’, di pietas, quel sentimento umano che dovrebbe spingere ogni individuo a rispettare il prossimo in quanto suo simile. Questa riflessione è secondo me attualissima oggi. Pensando a quanto sta accadendo in altre parti del mondo, da Gaza ad altri innumerevoli conflitti in diverse parti del mondo, emerge chiaramente qual è l’elemento che accomuna la storia di Quarona di 70 anni fa a quella che stanno vivendo oggi moltissime persone: l’assenza di Pietà. Come disse in una sua testimonianza padre Marco Malagola, uno degli ultimi testimoni di quella spietata esecuzione, “è mancata la Pietà al Ponte della Pietà” e questa mancanza di pietà continua purtroppo ad essere ancora presente oggi in molti scenari di guerra del mondo. Le parole di padre Marco mi hanno ricordato una poesia, studiata qualche anno fa sui banchi di scuola e tornata alla mente in questi giorni. La poesia è “Giorno dopo giorno” di Salvatore Quasimodo pubblicata nel 1947 nella raccolta omonima. Scrive Quasimodo:<br />
“Giorno dopo giorno: parole maledette e il sangue<br />
e l’oro. Vi riconosco, miei simili, o mostri<br />
della terra. Al vostro morso è caduta la pietà,<br />
e la croce gentile ci ha lasciati.<br />
E più non posso tornare nel mio eliso.<br />
Innalzeremo tombe in riva al mare, sui campi dilaniati<br />
ma non uno dei sarcofaghi che segnano gli eroi.<br />
Con noi la morte ha più volte giocato;<br />
s’udiva nell’aria un battere monotono di foglie,<br />
come nella brughiera se al vento di scirocco<br />
la folaga palustre sale sulla nube.”</p>
<p>Questa poesia simboleggia, per me, il valore che deve avere una commemorazione come quella di oggi: ricordare il passato per riflettere sul presente e agire per il futuro.<br />
Purtroppo nelle condizioni attuali i rischi di perdere queste occasioni sono molteplici. C’è innanzitutto il rischio che queste cerimonie si trasformino in eventi nostalgici e privi di riflessione, se non vengono organizzati con la giusta consapevolezza. C’è poi un altro e forse ancora più grave rischio: quello della mancanza di partecipazione, a cominciare dalle istituzioni. Ho iniziato questo mio breve intervento dicendo che non è per nulla scontata la presenza delle istituzioni oggi e che, anzi, è un elemento fondamentale per la riuscita in termini di riflessione di una cerimonia come questa. Per cui ringrazio ancora le istituzioni presenti. D’altro canto la mancanza di partecipazione popolare è sintomo di un disinteresse dei cittadini non solo della propria storia, ma purtroppo del proprio futuro. Ecco perché bisogna convincere e invitare insistentemente tutti i cittadini a partecipare alle cerimonie di ricordo.<br />
In questo modo potremo anche rispettare quel testamento morale lasciatoci in eredità dai nostri partigiani, ben racchiuso in queste povere ma dense parole scritte, poco prima della sua esecuzione a Parma il 4 maggio 1944, da un giovane studente di 18 anni, Giordano Cavestro, nome di battaglia Mirko: “Cari compagni, ora tocca a noi. Andiamo a raggiungere gli altri tre gloriosi compagni caduti per la salvezza e la gloria d’Italia. Voi sapete il compito che vi tocca. Io muoio, ma l’idea vivrà nel futuro, luminosa, grande e bella. Siamo alla fine di tutti i mali. Questi giorni sono come gli ultimi giorni di vita di un grosso mostro che vuol fare più vittime possibile. Se vivrete, tocca a voi rifare questa povera Italia che è così bella, che ha un sole così caldo, le mamme così buone e le ragazze così care. La mia giovinezza è spezzata ma sono sicuro che servirà da esempio. Sui nostri corpi si farà il grande faro della Libertà. Giordano.”<br />
Queste parole manifestano anche il valore del sacrificio compiuto dai nostri morti del Ponte della Pietà e potrebbero essere state scritte da uno di loro.<br />
Dopo questa lettera credo che ogni altra parola risulti superflua. Vorrei concludere questi miei semplici pensieri solamente con un augurio. Spero che un giorno i miei figli, i nostri figli, passando sotto questo ponte, possano raccontare ai propri di figli la storia di Gino, Aldo, Vincenzo, Gino ed Augusto, del sacrificio per la nostra e anche loro Libertà, cento e più anni dopo quella triste sera.</p></blockquote>
<p><a href="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2015/03/2014-08-14-17.31.33.jpg"><img class=" wp-image-2311 size-large aligncenter" src="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2015/03/2014-08-14-17.31.33-1024x576.jpg" alt="2014-08-14 17.31.33" width="620" height="349" /></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.elisamalvestito.it/web/14-agosto-1944-14-agosto-2014-il-significato-di-una-commemorazione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Museo Diffuso, Museo Interattivo: il caso di Torino</title>
		<link>http://www.elisamalvestito.it/web/museo-diffuso-museo-interattivo-il-caso-di-torino/</link>
		<comments>http://www.elisamalvestito.it/web/museo-diffuso-museo-interattivo-il-caso-di-torino/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 14 May 2014 08:38:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[malveli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Impressioni]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione storica]]></category>
		<category><![CDATA[Museo Diffuso]]></category>
		<category><![CDATA[riflessioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.elisamalvestito.it/web/?p=2177</guid>
		<description><![CDATA[Il &#8220;Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà&#8221; apre al pubblico nel 2003 con un allestimento permanente dal titolo &#8220;Torino 1938-1948: dalle leggi razziali alla Costituzione&#8221;. Si tratta di un allestimento museale di notevole importanza storica e didattica che da più di dieci anni attira visitatori provenienti da tutto ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2197" style="width: 169px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-2197 " src="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2014/05/logomuseodiffuso.jpg" alt="logomuseodiffuso" width="159" height="318" /><p class="wp-caption-text">Logo del Museo Diffuso</p></div>
<p>Il &#8220;<a href="http://www.museodiffusotorino.it/" target="_blank">Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà</a>&#8221; apre al pubblico nel 2003 con un allestimento permanente dal titolo &#8220;Torino 1938-1948: dalle leggi razziali alla Costituzione&#8221;. Si tratta di un allestimento museale di notevole importanza storica e didattica che da più di dieci anni attira visitatori provenienti da tutto il territorio nazionale, soprattutto scolaresche e associazioni.<br />
Frutto di un lavoro ingente da parte dell’<a href="http://www.istoreto.it/" target="_blank">Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea &#8220;Giorgio Agosti&#8221;</a> e dello studio N!03, il Museo Diffuso ospita, oltre all&#8217;allestimento già citato, diverse mostre temporanee di carattere storico e civico che si susseguono nel corso dell’anno.<br />
Il cuore del Museo è rappresentato però dall&#8217;allestimento originario, dedicato alla storia di Torino tra gli anni ’30 e ’40 del ‘900. Gli elementi che rendono questo Museo così attraente per le scuole (e non solo) sono principalmente due. Innanzitutto lo stretto legame tra il Museo e la città di Torino. Si tratta infatti di un Museo Diffuso, che invita il visitatore a non fermarsi all&#8217;allestimento rinchiuso all&#8217;interno del Palazzo dei Quartieri Militari, ma a continuare la visita nel territorio circostante, ricco di luoghi che testimoniano di un passato ancora vivo e presente.<br />
Il secondo punto di forza di questo Museo consiste nell&#8217;allestimento multimediale e interattivo attraverso il quale viene raccontata una storia ben precisa. Le vicende di Torino tra il 1938 e il 1948 sono narrate mediante un percorso museale costruito come una immaginaria metropolitana delle memoria.</p>
<div id="attachment_2198" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><img class="size-full wp-image-2198 " src="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2014/05/museodiffuso2.jpg" alt="museodiffuso2" width="300" height="197" /><p class="wp-caption-text">Esempio di fermata della &#8220;Metropolitana della Memoria&#8221;</p></div>
<p>Dopo aver acquistato il biglietto e aver ricevuto in dotazione delle cuffie audio, il visitatore viene invitato a scendere nei sotterranei del Palazzo per iniziare il suo percorso di visita. Le prime quattro stazioni della metropolitana (rappresentata graficamente da linee bianche che corrono lungo il pavimento delle sale) sono dedicate ad alcuni aspetti della vita torinese negli anni della guerra. Le fermate VIVERE IL QUOTIDIANO, VIVERE SOTTO LE BOMBE, VIVERE IL REGIME e VIVERE L’OCCUPAZIONE sono tutte strutturate nello stesso modo: un breve documentario, costruito con fonti d’archivio audio e video, informa il visitatore sul tema della stazione, mentre due testimoni con i quali ci si trova “faccia a faccia” (grazie alla proiezione della loro testimonianza all&#8217;interno di specchi che si attivano con il passaggio dell’utente) raccontano della propria esperienza.</p>
<div id="attachment_2199" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-2199 " src="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2014/05/museodiffuso.jpg" alt="museodiffuso" width="300" height="450" /><p class="wp-caption-text">Tavolo multimediale dei Luoghi della Memoria</p></div>
<p>Terminata questa prima parte del percorso, le linee della metropolitana conducono ad un tavolo multimediale dove sono raffigurati alcuni luoghi della memoria della città di Torino legati alla seconda guerra mondiale. Attivando con la mano i pannelli bianchi associati ai dodici luoghi rappresentati, si approfondisce non solo la storia del luogo selezionato, ma anche il significato che questo assume in relazione alle fermate tematiche appena superate. Ciascun luogo, infatti, è collegato idealmente a una delle stazioni della metropolitana e attraverso gli approfondimenti proposti, si scoprono nuovi episodi della storia torinese.<br />
Prima di proseguire con la terza parte della visita, è possibile visitare il rifugio antiaereo costruito negli anni ’40 nei sotterranei dell’edificio. Grazie alle testimonianze che si possono ascoltare all&#8217;interno e agli effetti audio che simulano i rumori delle bombe, la visita al rifugio è, forse, il momento più emozionante dell’intero percorso.<br />
Una volta risaliti dal rifugio, è possibile completare il percorso museale affrontando le ultime due stazioni della metropolitana dedicate alla Liberazione e alla Costituzione. VIVERE LIBERI è strutturata in modo diverso dalle fermate precedenti. Attraverso il racconto di quattro testimoni, vengono narrate le diverse forme di liberazione che hanno coinvolto i cittadini torinesi: la liberazione dal nazifascismo, la liberazione dai campi di concentramento, il ritorno alla vita “normale” dopo l’esperienza resistenziale e la conquista del voto per le donne. La visita si conclude al capolinea VIVERE LA COSTITUZIONE dove vengono affrontati alcuni principi chiave della carta costituzionale attraverso la lettura di testi. Il visitatore è invitato a sedersi di fronte ad alcuni attori e a farsi coinvolgere dalle letture dei brani: un chiaro invito a far propri e a partecipare alla tutela dei principi fondamentali della Costituzione italiana.<br />
Ed è proprio con la Costituzione che si conclude il percorso di visita. La storia di Torino appare più chiara, anche grazie all&#8217;espediente narrativo attraverso il quale viene raccontata all&#8217;interno del Museo. Affrontando tematiche ben precise e approfondendo alcuni aspetti della storia locale, grazie alle parole dei testimoni e alle tracce presenti nei luoghi di memoria, si scopre una Torino nuova, caratterizzata da un passato ricco di avvenimenti e protagonisti.<br />
Oltre alla dimensione narrativa, la forza di questo Museo è rappresentata anche dal suo allestimento multimediale. L’inserimento di video all&#8217;interno di specchi e l’attivazione di pannelli attraverso il contatto fisico, permettono al visitatore di entrare a fare parte della storia che qui viene raccontata. Il coinvolgimento emotivo è quindi uno degli obiettivi raggiunti da questo tipo di museo. L’utente, una volta terminata la visita, si ricorderà delle parole di un testimone o di un episodio accaduto in un determinato luogo e, grazie a questi ricordi ed emozioni, sarà spinto ad approfondire la conoscenza di questi avvenimenti e del contesto storico nel quale sono accaduti. L’allestimento multimediale può quindi essere utilizzato come ponte di passaggio che conduce dall&#8217;emozionalità all&#8217;approfondimento conoscitivo.<br />
Questo tipo di allestimento interattivo, unito alla nuova prospettiva di ricerca e di narrazione storica, fanno del Museo Diffuso di Torino non solo un piccolo gioiello culturale della città, ma anche e soprattutto un ottimo esempio di comunicazione culturale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Articolo pubblicato sul <a href="http://mastercomunicazionestorica.blogspot.it/" target="_blank">blog del Master in Comunicazione storica</a>, 14 maggio 2014.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.elisamalvestito.it/web/museo-diffuso-museo-interattivo-il-caso-di-torino/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Un po&#8217; di me&#8230;</title>
		<link>http://www.elisamalvestito.it/web/un-po-di-me/</link>
		<comments>http://www.elisamalvestito.it/web/un-po-di-me/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 25 Nov 2013 15:26:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[malveli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Impressioni]]></category>
		<category><![CDATA[elisa]]></category>
		<category><![CDATA[esperienza]]></category>
		<category><![CDATA[presentazione]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.elisamalvestito.it/web/?p=24</guid>
		<description><![CDATA[Da piccola non ho mai pensato di diventare una “storica di professione”. I miei eroi erano Piero Angela e Neil Armstrong. “Da grande voglio fare l’astronauta!”, questo rispondevo a chi mi chiedeva cosa avessi voluto fare nella vita (se non ci credete, chiedete a mio padre). Stelle e pianeti mi affascinavano più di date e ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2013/10/cropped-cropped-testata-sito-eli.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-8" src="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2013/10/cropped-cropped-testata-sito-eli.jpg" alt="cropped-cropped-testata-sito-eli.jpg" width="1000" height="324" /></a></p>
<p>Da piccola non ho mai pensato di diventare una “storica di professione”. I miei eroi erano Piero Angela e Neil Armstrong. “Da grande voglio fare l’astronauta!”, questo rispondevo a chi mi chiedeva cosa avessi voluto fare nella vita (se non ci credete, chiedete a mio padre). Stelle e pianeti mi affascinavano più di date e persone. Nella mia cameretta, che condividevo con due sorelle scalmanate, avevo uno scaffale tutto mio dove collezionavo videocassette con lezioni di astronomia, varie raccolte di minerali e pietruzze e il mio bellissimo microscopio che trovai una mattina di Natale sotto l’albero.</p>
<p>Durante gli anni del Liceo (ovviamente Scientifico) il mio interesse si spostò dall’astronomia all’anatomia e la bellissima esperienza di animatrice in oratorio che mi accompagnò nei tumultuosi anni dell’adolescenza mi convinse a cambiare strada. Dopo la maturità mi iscrissi quindi al test di ammissione a Medicina dell’Università di Torino. Sarei voluta diventare una “pediatra senza frontiere”, avrei voluto salvare tutti i bambini del mondo dalle Malattie e dal Male. Ma io quel test non lo feci mai. La mattina della prova scesi in città e mi iscrissi al corso di laurea triennale in “Società e culture d’Europa” (un’espressione complicata e confusa per dire “corso di laurea in Storia”). L’esperienza del pellegrinaggio a Lourdes come aiuto infermiera che ebbi l&#8217;occasione di fare qualche settimana prima del test mi spinse a rivedere la mia decisione: non sarei mai riuscita a sopportare la sofferenza, soprattutto quella dei bambini!</p>
<p>Ma cos’altro avrei potuto fare se non l’astronauta e la pediatra? Avevo frequentato una scuola scientifica, ma della matematica o della chimica non me ne importava più molto. Che fare allora? Quali erano le materie che avevo amato di più al liceo? Dalla terza liceo ebbi la fortuna di conoscere due professori straordinari che non solo mi stettero vicino nei momenti difficili di quegli anni, ma seppero farmi letteralmente innamorare di materie che fino a quel momento avevo studiato svogliatamente: la Letteratura, la Filosofia, ma soprattutto LA STORIA. Quanto adoravo prepararmi per le interrogazioni di storia: mi facevo sempre mettere tra i primi nelle interrogazioni programmate e i risultati di questi miei nuovi interessi si fecero subito vedere. I miei voti nelle discipline umanistiche erano più alti di quelle scientifiche. Per l’esame di maturità preparai una tesina meravigliosa dedicata a diverse figure femminili storicamente rilevanti (Marie Curie, Virginia Woolf, Frida Kahlo, Etty Hillesum, …) e che custodisco ancora come un piccolo tesoro.</p>
<p>Ecco, sarei potuta diventare come uno di questi miei professori, innamorati della materia che insegnavano e degli alunni che consideravano come dei secondi figli.</p>
<p>254596 e poi 337781. Questo sono stati i miei numeri di matricola per cinque anni durante i quali i corsi di storia sembravano racconti magici: storia greca, storia romana, storia medievale, storia moderna, storia contemporanea, storia dell’arte, storia della filosofia e storia della letteratura italiana. Uno più bello dell’altro. L’anno della prima laurea si avvicinò velocissimo. Il professore che mi seguì durante il primo lavoro di tesi, e poi anche per quello specialistico, mi fece ancora più amare la storia, soprattutto la storia sociale, quella che cerca di ricostruire i cambiamenti sociali e la vita delle persone in determinati periodi storici. Destreggiandomi tra polverose carte d’archivio e libri introvabili, mi laurei, addirittura, con il massimo dei voti. Chi l’avrebbe detto?</p>
<p>Ma le cose non andarono subito come avevo pensato. I vari concorsi di dottorato si rivelarono deludenti, i tirocini che avevo fatto durante gli anni universitari non mi aiutavano negli innumerevoli colloqui. E i soldi non c’erano. Mamma e papà avevano altri tre figli da aiutare e il mio fidanzato (oggi fortunatamente mio marito!), laureato in ingegneria, si stava anche lui facendo strada nel mondo del lavoro.</p>
<p>Mandai il cv ad una nota azienda di prodotti sportivi. Mi chiamarono dopo due giorni. Il colloquio andò inaspettatamente benissimo: assunta con un contratto di 6 mesi a tempo determinato. Iniziai a vendere occhialini e costumi da bagno. Ma la Storia era sempre lì.</p>
<p>Il contratto finì e per me, giovane laureata, non c’erano possibilità di assunzione a tempo indeterminato. La “politica aziendale” non permetteva di assumere giovani laureati in pianta stabile!</p>
<p>Allora ricominciai con l’invio dei cv. Tutte le proposte di lavoro che mi arrivavano (e che ovviamente accettavo) mi allontanavano sempre di più dai miei studi: addetta call center, cameriera, fino ad arrivare a pensare di “fare carriera” in una multinazionale dove la giornata lavorativa era scandita da cottura di hamburger e patatine.</p>
<p>La Storia però mi stava aspettando. Il lavoro mi pesava, non tanto per la stanchezza fisica (che era comunque enorme), ma per il vuoto che provavo. Da quanto tempo era che non leggevo un bel saggio storico? Che non preparavo più una lezione di storia per una classe del liceo, come facevo durante gli anni dell’Università, collaborando con il Museo Diffuso della Resistenza di Torino e con il mio amato Istituto della Resistenza di Varallo? Provavo una sofferenza enorme. E poi un giorno, in macchina, salendo al paesino per il battesimo del mio fantastico nipotino, presi una decisione: avrei lasciato il lavoro e avrei riprovato a fare della mia passione il mio futuro. Decisione che il mio compagno di vita appoggiò totalmente.</p>
<p>Da qualche mesetto ormai mi sono aperta una partita iva che mi permette di collaborare con diversi istituti di ricerca e aziende, mi sono iscritta ad un master in comunicazione storica e ho ripreso a fare le mie adorate lezioni nelle scuole.</p>
<p>Se ora qualcuno mi chiedesse “cosa vuoi fare da grande?” (perché mi ritengo ancora molto giovane) non ho più dubbi sulla risposta: LA STORICA.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.elisamalvestito.it/web/un-po-di-me/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Fosse Ardeatine</title>
		<link>http://www.elisamalvestito.it/web/fosse-ardeatine/</link>
		<comments>http://www.elisamalvestito.it/web/fosse-ardeatine/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 21 Oct 2013 18:13:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[malveli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Impressioni]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
		<category><![CDATA[fosse ardeatine]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.elisamalvestito.it/web/?p=15</guid>
		<description><![CDATA[Stamattina sono stata al Memoriale delle Fosse Ardeatine  Roma&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Stamattina sono stata al Memoriale delle Fosse Ardeatine  Roma&#8230;</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-16" alt="fosse-ardeatine" src="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2013/10/fosse-ardeatine-1024x682.jpg" width="584" height="388" /></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.elisamalvestito.it/web/fosse-ardeatine/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
