<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Elisa Malvestito &#187; Articoli</title>
	<atom:link href="http://www.elisamalvestito.it/web/categoria/articoli/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.elisamalvestito.it/web</link>
	<description>Consulente culturale</description>
	<lastBuildDate>Wed, 01 Mar 2017 13:16:16 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.1.41</generator>
	<item>
		<title>Il lancio di un nuovo lavoro&#8230;</title>
		<link>http://www.elisamalvestito.it/web/il-lancio-di-un-nuovo-lavoro/</link>
		<comments>http://www.elisamalvestito.it/web/il-lancio-di-un-nuovo-lavoro/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 01 Mar 2017 13:15:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[malveli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Attività]]></category>
		<category><![CDATA[Top news]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.elisamalvestito.it/web/?p=2420</guid>
		<description><![CDATA[A Borgosesia, in occasione della serata culturale organizzata dal Comitato Carnevale della città, ho presentato il trailer del documentario &#8220;Quando c&#8217;era il Sociale&#8230;&#8221; prodotto dalla Società Valsesiana di cultura. E&#8217; stato un momento particolarmente emozionante non solo perché, attraverso questo lavoro, avrò la possibilità di approfondire le mie conoscenze su alcune tradizioni folkloristiche della mia ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2017/03/Teatro-Sociale.jpg"><img class="alignnone  wp-image-2422" src="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2017/03/Teatro-Sociale.jpg" alt="Teatro Sociale" width="277" height="248" /></a>A Borgosesia, in occasione della serata culturale organizzata dal Comitato Carnevale della città, ho presentato il trailer del documentario &#8220;Quando c&#8217;era il Sociale&#8230;&#8221; prodotto dalla Società Valsesiana di cultura.</p>
<p>E&#8217; stato un momento particolarmente emozionante non solo perché, attraverso questo lavoro, avrò la possibilità di approfondire le mie conoscenze su alcune tradizioni folkloristiche della mia terra, ma soprattutto perché attraverso la ricostruzione della storia di un luogo a partire dalle voci di testimoni diretti, avrò la possibilità di conoscere persone eccezionali nella loro semplicità. Per questo amo il mio lavoro!</p>
<p>Se volete vedere il trailer cliccate sulla pagina <a title="Quando c’era il Sociale…" href="http://www.elisamalvestito.it/web/progetti/quando-cera-il-sociale/">&#8220;Quando c&#8217;era il Sociale&#8230;&#8221;</a> nella sezione dedicata ai miei lavori e ditemi cosa ne pensate (se poi avete anche qualcosa da raccontarmi sulla storia di questo teatro non esitate a contattarmi o a contattare la Società Valsesiana di cultura attraverso la <a href="https://www.facebook.com/Quando-cera-il-Sociale-254398201573257/?fref=ts" target="_blank">pagina facebook</a> dedicata al progetto).</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.elisamalvestito.it/web/il-lancio-di-un-nuovo-lavoro/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Gli Iblei in rete. Un esempio di Public History</title>
		<link>http://www.elisamalvestito.it/web/gli-iblei-in-rete-un-esempio-di-public-history/</link>
		<comments>http://www.elisamalvestito.it/web/gli-iblei-in-rete-un-esempio-di-public-history/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 17 Jul 2014 16:43:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[malveli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione storica]]></category>
		<category><![CDATA[divulgazione]]></category>
		<category><![CDATA[public history]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[storia digitale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.elisamalvestito.it/web/?p=2201</guid>
		<description><![CDATA[Nel marzo 2013, in occasione del convegno di studi svoltosi a Chiaramonte Gulfi (RG) all’indomani della produzione del documentario Terramatta; Il Novecento italiano di Vincenzo Rabito analfabeta siciliano (Nastro d’argento 2013), ha avuto inizio un progetto dal nome curioso, Archivio degli Iblei. Nato da un’idea di Chiara Ottaviano, fondatrice di Cliomedia Officina, la prima società ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Nel marzo 2013, in occasione del convegno di studi svoltosi a Chiaramonte Gulfi (RG) all’indomani della produzione del documentario <em>Terramatta; Il Novecento italiano di Vincenzo Rabito analfabeta siciliano</em> (Nastro d’argento 2013), ha avuto inizio un progetto dal nome curioso, Archivio degli Iblei.</p>
<div id="attachment_2202" style="width: 416px" class="wp-caption aligncenter"><img class="wp-image-2202   " src="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2015/01/6-IbleiLogoNEGativoREDcornice.jpg" alt="6-IbleiLogoNEGativoREDcornice" width="406" height="160" /><p class="wp-caption-text">Logo del progetto &#8220;Archivio degli Iblei&#8221;</p></div>
<p>Nato da un’idea di Chiara Ottaviano, fondatrice di <a href="http://www.cliomediaofficina.it/" target="_blank">Cliomedia Officina</a>, la prima società in Italia che ha per mission la Public History, il progetto si pone due obiettivi fondamentali. Innanzitutto quello di valorizzare il patrimonio storico-culturale di una comunità siciliana stanziata sul territorio compreso tra Ragusa e Siracusa, dove appunto si erge la catena dei Monti Iblei. Scopo dell’iniziativa promossa dal convegno era quello di raccogliere tutte le memorie, le ricerche, le testimonianze e i documenti relativi alla comunità siciliana per inserirla, e quindi renderla nota, in un più ampio contesto globale. Allo stesso tempo, un obiettivo importante che si pone il comitato promotore del progetto è quello di “divenire sia un punto di riferimento per chi opera nel territorio in ambito culturale (virtuale e non), sia creare un’occasione di visibilità, oltre i confini regionali e nazionali, anche per gli studi e le intelligenze espresse”, come sottolinea Chiara Ottaviano nell’articolo apparso sulla rivista digitale <a href="http://storiaefuturo.eu/larchivio-degli-iblei-luso-della-rete-per-partecipare-e-suscitare-interesse-per-la-storia/" target="_blank">Storia e Futuro</a> nel febbraio 2014.</p>
<p>Gli strumenti divulgativi e informatici di cui si è dotato inizialmente il progetto, con i quali ha iniziato la campagna di raccolta dei materiali, sono stati un sito internet dedicato e una pagina facebook creata appositamente. Il sito internet (<a href="http://www.archiviodegliiblei.it/" target="_blank">www.archiviodegliiblei.it</a>) è stato realizzato tramite il kit open source Museo&amp;Web promosso dal MIBACT &#8211; Ministero per i Beni, le Attività Culturali e il Turismo &#8211; all’interno del progetto Minerva Europe. «E’ stato certamente un punto di forza quello di avere scelto un sistema open source collegato ad una realtà più ampia per la realizzazione del sito. Ci ha subito permesso di essere segnalati nazionalmente e internazionalmente», spiega Chiara Ottaviano nell’incontro organizzato con la redazione. La ricca <a href="http://www.archiviodegliiblei.it/index.php?it/493/rassegna-stampa" target="_blank">Rassegna stampa</a> presente nel sito e la segnalazione da parte dell&#8217;<a href="http://primary-sources.eui.eu/website/archivio-degli-iblei" target="_blank">European History Primary Sources</a> (EHPS) ne sono una conferma.<br />
Il portale è suddiviso in quattro sezioni principali che permettono agli utenti di interrogare con facilità le fonti e i documenti sulla comunità iblea. Ciascuna sezione (<em>Percorsi tematici, Testimoni e studiosi, Archivio immagini, Testi e ricerche</em>) rappresenta una chiave di lettura ben precisa del territorio.<br />
Nella sezione <em>Testimoni e studiosi</em> sono raccolte video-interviste a testimoni e ricercatori i quali, attraverso il racconto della propria esperienza personale e delle proprie ricerche, descrivono quei cambiamenti sociali e culturali, soprattutto degli anni Sessanta e Settanta, del Novecento vissuti anche dalla comunità iblea. Nell’<em>Archivio immagini</em> sono pubblicate numerose gallerie fotografiche, suddivise cronologicamente e tematicamente, ricche di preziose e rare immagini per lo più ricavate da archivi e collezioni private. Nella sezione <em>Testi e ricerche</em> si possono leggere memorie, studi e documenti su diversi argomenti scritti da studiosi e appassionati della cultura iblea. Infine, all’interno dei <em>Percorsi tematici</em>, si ritrovano i diversi contributi presenti nelle precedenti sezioni ma raggruppati per tematiche di interesse sociale e culturale (<em>In campagna, Il mangiare, La scuola</em>, …). Si tratta di un sito internet ben strutturato e accattivante, «i contenuti sono facilmente navigabili e interrogabili grazie ad un’interfaccia e ad una grafica piacevoli e semplici”, come sottolineato da Stefano Franzolin, tra i redattori del sito.</p>
<div id="attachment_2204" style="width: 432px" class="wp-caption aligncenter"><img class=" wp-image-2204  " src="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2015/01/home_page_archivio_iblei.jpg" alt="home_page_archivio_iblei" width="422" height="300" /><p class="wp-caption-text">Sito internet del progetto</p></div>
<p>Per quanto riguarda la pagina facebook dedicata al progetto (<a href="https://www.facebook.com/groups/705791512780124/" target="_blank">Archivio degli Iblei</a>), questa è stata fin da subito utilizzata non solo per comunicare le iniziative proposte, ma anche e soprattutto come sistema di raccolta e promozione di materiali. «Facebook è stato utilizzato come strumento informale per contribuire al progetto. Non tiene nessuno fuori dalla porta e sollecita la partecipazione» (Chiara Ottaviano). «Quello della collaborazione è stato fin da subito un punto di forza del progetto. Una partecipazione non solo virtuale, ma che è riuscita a trovare un alto livello di adesione nella realtà, come si è visto in occasione del corso di aggiornamento sulle fonti orali e nelle manifestazioni collaterali» (Walter Tucci, senior di Cliomedia Officina).<br />
Il progetto Archivio degli Iblei, che trova nel sito e nella pagina facebook degli ottimi strumenti di realizzazione e promozione, nasce come progetto che crede nella multimedialità, ma allo stesso tempo «non vive solo all’interno di internet e non coincide solo con il sito. Sono stati fatti grandi sforzi sul territorio per fare di questo progetto un punto di positiva attrazione per realtà ed energie presenti sul territorio ibleo che spesso non dialogano tra loro. L’idea di poter creare sinergie positive tra soggetti presenti sul territorio e la possibilità di collegarsi ad un network nazionale e internazionale è stato uno dei principi alla base del successo di partecipazione. Resta aperto il problema della sostenibilità economica» (Chiara Ottaviano). Secondo Andrea Nicita, il più giovane membro della redazione, «uno dei prossimi passi sarà quello di ampliare la partecipazione, soprattutto delle scuole».<br />
Si può affermare con certezza che il progetto, e dunque anche il portale, dell’Archivio degli Iblei è un ottimo esempio di Public History: stimola alla ricerca scientifica attraverso un’operazione di comunicazione e divulgazione storica.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.elisamalvestito.it/web/gli-iblei-in-rete-un-esempio-di-public-history/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Scrivere la Storia</title>
		<link>http://www.elisamalvestito.it/web/scrivere-la-storia-2/</link>
		<comments>http://www.elisamalvestito.it/web/scrivere-la-storia-2/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 03 Jun 2014 15:47:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[malveli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Top news]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione storica]]></category>
		<category><![CDATA[didattica]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[tematizzazione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.elisamalvestito.it/web/?p=2190</guid>
		<description><![CDATA[Di seguito un mio articolo pubblicato su Novecento.org, rivista dell&#8217;Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia Breve riflessione di un’apprendista della comunicazione storica Il testo storico didattico Un testo didattico può essere definito, secondo un’accezione generale, come una tessitura di informazioni finalizzate all’apprendimento di nozioni ben precise. Questo vale ovviamente anche ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Di seguito un mio articolo pubblicato su <a title="Novecento.org" href="http://www.novecento.org/didattica-in-classe/scrivere-la-storia-672/" target="_blank">Novecento.org</a>, rivista dell&#8217;Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia</em></p>
<h3>Breve riflessione di un’apprendista della comunicazione storica</h3>
<h4>Il testo storico didattico</h4>
<p>Un testo didattico può essere definito, secondo un’accezione generale, come una <strong>tessitura di informazioni</strong> finalizzate all’apprendimento di nozioni ben precise. Questo vale ovviamente anche per un testo storico didattico dove non solo si assimilano contenuti (avvenimenti, nomi, date, processi storici, ecc.), ma si acquisisce anche uno specifico metodo di indagine del passato in relazione al presente.<br />
Le informazioni inserite all’interno di un testo storico didattico devono rispecchiare le seguenti caratteristiche:</p>
<ol>
<li>devono comunicare dati ben precisi (<strong>informazioni fattuali</strong>, come nomi, date, luoghi, ecc);</li>
<li>devono essere contestualizzate nel periodo, nello spazio e nel contesto sociale (<strong>informazioni ricapitolative</strong>);</li>
<li>devono essere messe in relazione con la situazione attuale (<strong>informazioni significative</strong>, alle quali cioè lo storico ha attribuito un significato inserendole all’interno del più ampio processo evolutivo dell’uomo);</li>
<li>devono assolutamente essere prive di considerazioni di valore e di giudizio personali.</li>
</ol>
<p>Per realizzare un corretto prodotto didattico è fondamentale un attento e preciso lavoro preliminare di reperimento e selezione di informazioni storiche utili al testo che si vuole produrre. Lo studio preventivo di testi storici scientifici è dunque una condizione imprescindibile per una buona scrittura didattica.</p>
<p><a href="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2014/06/libri-di-testo.jpg"><img class=" size-full wp-image-2250 aligncenter" src="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2014/06/libri-di-testo.jpg" alt="libri di testo" width="480" height="270" /></a></p>
<h4>Come scrivere testi storici didattici</h4>
<p>La prima azione da mettere in atto, una volta acquisite le informazioni preliminari, è quella della <strong>tematizzazione</strong>.<br />
Usando una definizione di Ivo Mattozzi, la tematizzazione consiste principalmente nell’individuazione della questione storica da esaminare secondo una determinata prospettiva di indagine e delle precise coordinate temporali e spaziali. Se, ad esempio, si vuole costruire un testo storico didattico sulle “invasioni barbariche” del IX sec a.C. bisogna:</p>
<ul>
<li>definire il punto di vista attraverso il quale si affronterà il tema (nel nostro caso ad esempio si può scegliere di analizzare il contributo delle “invasioni” alla costruzione di una primitiva identità europea);</li>
<li>stabilire gli estremi cronologici (ad esempio IX-XI sec. a.C.);</li>
<li>indicare la scala spaziale esaminata (ad esempio l’Europa intesa come continente geografico);</li>
<li>definire la rilevanza della conoscenza.</li>
</ul>
<p>Il secondo passaggio, quello più complesso, consiste nel <strong>montaggio delle informazioni</strong>, ovvero nella loro organizzazione espositiva. Affinché un testo storico sia didatticamente efficace è necessario tenere conto del lettore modello al quale ci si rivolge. In particolare si deve:</p>
<ul>
<li>individuare il lettore modello (età, processi cognitivi, conoscenze già acquisite);</li>
<li>utilizzare un linguaggio adeguato al lettore modello;</li>
<li>organizzare le informazioni secondo una precisa struttura testuale (temi, sottotemi, capitoli, paragrafi) e un’alternanza di forme discorsive (narrazioni, descrizioni, argomentazioni);</li>
<li>esplicitare, quando necessario, tutti i passaggi logici, tenendo conto della modularità delle informazioni (un’informazione deve preparare ad un’altra) ed evitando inferenze e sottintesi;</li>
<li>catturare l’attenzione del lettore modello.</li>
</ul>
<p>Anche la <strong>struttura retorica</strong> riveste un ruolo importante nella costruzione di un testo didattico. Se il ragazzo è incentivato nella lettura di un testo, le informazioni acquisite rimarranno impresse più facilmente. Per questo motivo:</p>
<ul>
<li>il linguaggio, oltre ad essere adeguato al lettore, deve essere diversificato e accattivante. Deve creare <strong>curiosità</strong>;</li>
<li>bisogna utilizzare figure retoriche adeguate al lettore, alla finalità e al contenuto del testo (es. metafore, analogie, inversioni sintattiche, parafrasi, climax, ecc.);</li>
<li>l’incipit deve essere costruito in modo convincente (nell’incipit devono essere inserite tutte le informazioni relative alla tematizzazione);</li>
<li>bisogna alleggerire il corpo del testo attraverso l’inserimento di grafici temporali, cartine geografiche e immagini d’arredo. Questi elementi non solo abbelliscono il testo, ma permettono di rendere più significative le informazioni indicate nell’apparato testuale. Una linea temporale aiuta ad esempio il ragazzo a inserire un evento storico all’interno di un processo temporale più duraturo; una cartina geografica colloca l’evento in un determinato contesto spaziale, sia locale che mondiale; un’immagine fissa visivamente un concetto astratto.</li>
</ul>
<p><a href="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2014/06/flusso-testo-storico.png"><img class="  wp-image-2248 aligncenter" src="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2014/06/flusso-testo-storico.png" alt="flusso-testo-storico" width="469" height="319" /></a></p>
<h4>Lo storico e la scrittura oggi</h4>
<p>In <em>Apologia della storia</em> Marc Bloch sottolinea chiaramente quale importanza abbia la scrittura per la Storia intesa come scienza.<br />
Oggi questa importanza ha raggiunto livelli altissimi. “La civiltà dell’immagine e della multimedialità è sempre più la civiltà della scrittura. […] Siamo una Text Generation, che lavora, impara e comunica soprattutto leggendo e scrivendo. Tutti, non solo i comunicatori […]” dice Luisa Carrada, esperta di scrittura creativa e professionale, nel suo libro <em>Il mestiere di scrivere.<br />
</em>E’ fondamentale saper scrivere, soprattutto oggi, soprattutto per gli storici che da sempre concentrano la propria attenzione sulla ricerca analitica e trascurano l’aspetto divulgativo e comunicativo. Se vogliamo quindi trasmettere e comunicare corretti contenuti storici dobbiamo imparare a scrivere di storia, soprattutto nell’ambito della didattica.</p>
<h4>La storia è didattica</h4>
<p>Possiamo dunque definire la didattica come una delle missioni fondamentali della storia. Una missione didattica, volta cioè all’insegnamento di un preciso metodo di analisi del presente e quindi alla creazione di una maggior consapevolezza civica. Questo obiettivo deve essere tenuto a mente da coloro che per mestiere si occupano di didattica della storia. L’insegnante, l’educatore, il consulente storico devono sempre ricordarsi che scopo ultimo dell’insegnamento storico non è unicamente quello di fare apprendere un insieme di nozioni storiografiche. E’ fondamentale che lo studente, lettore privilegiato di un prodotto storico didattico, acquisisca quelle strutture mentali che gli permettano di sviluppare quella coscienza critica necessaria alla vita civica.<br />
Per l’apprendimento di questi contenuti storici e strumenti mentali si passa necessariamente dal testo scritto. Il manuale di storia, gli innumerevoli prodotti multimediali o i diversi documentari televisivi sono gli strumenti attraverso i quali i ragazzi acquisiscono competenze e conoscenze storiche. Imparare a sceglierli e realizzarli è quindi uno dei compiti essenziali di un buon insegnante. Oltre che di un qualunque buon apprendista della comunicazione storica.</p>
<h4>Un Master per imparare a scrivere</h4>
<p>Nell’autunno del 2013 ha avuto inizio la terza edizione del Master in Comunicazione storica dell’Università di Bologna. Per molti frequentanti, iscritti al Master con l’obiettivo di acquisire competenze tecniche per la realizzazione di documentari e App su temi storici, il primo corso dedicato alla scrittura e al linguaggio della storia è stato forse un po’ spiazzante. Le perplessità sono state però subito risolte. Il corso tenuto dal professor Ivo Mattozzi, storico italiano esperto di didattica per la storia, si è subito rivelato un insegnamento fondamentale e propedeutico ai corsi successivi. Il punto principale del corso è stato infatti il seguente: saper scrivere di storia è la base necessaria per la realizzazione di efficaci prodotti divulgativi e didattici.</p>
<h4>Piccola proposta bibliografica</h4>
<p>Marc Bloch, <em>Apologia della storia o Mestiere di storico</em>, Torino, Einaudi, 2009.<br />
Antonio Brusa, <em>Il manuale, uno strumento per la didattica laboratoriale</em>, in Paolo Bernardi (a cura di), <em>Insegnare storia. Guida alla didattica del laboratorio storico</em>, UTET, Torino, 2006.<br />
Luisa Carrada, <em>Il mestiere di scrivere. Le parole al lavoro, tra carta e web</em>, Apogeo Education, Milano, 2008.<br />
Ivo Mattozzi, <em>Pensare la storia da insegnare</em>. Vol.1 <em>Pensare la storia</em>, Cenacchi Editrice, Castel Guelfo (BO), 2012.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Come citarlo</h4>
<p>Elisa Malvestito, <em>Scrivere la storia</em>, Novecento.org, n. 3, 2014. DOI: 10.12977/nov27</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.elisamalvestito.it/web/scrivere-la-storia-2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Museo Diffuso, Museo Interattivo: il caso di Torino</title>
		<link>http://www.elisamalvestito.it/web/museo-diffuso-museo-interattivo-il-caso-di-torino/</link>
		<comments>http://www.elisamalvestito.it/web/museo-diffuso-museo-interattivo-il-caso-di-torino/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 14 May 2014 08:38:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[malveli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Impressioni]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione storica]]></category>
		<category><![CDATA[Museo Diffuso]]></category>
		<category><![CDATA[riflessioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.elisamalvestito.it/web/?p=2177</guid>
		<description><![CDATA[Il &#8220;Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà&#8221; apre al pubblico nel 2003 con un allestimento permanente dal titolo &#8220;Torino 1938-1948: dalle leggi razziali alla Costituzione&#8221;. Si tratta di un allestimento museale di notevole importanza storica e didattica che da più di dieci anni attira visitatori provenienti da tutto ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2197" style="width: 169px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-2197 " src="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2014/05/logomuseodiffuso.jpg" alt="logomuseodiffuso" width="159" height="318" /><p class="wp-caption-text">Logo del Museo Diffuso</p></div>
<p>Il &#8220;<a href="http://www.museodiffusotorino.it/" target="_blank">Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà</a>&#8221; apre al pubblico nel 2003 con un allestimento permanente dal titolo &#8220;Torino 1938-1948: dalle leggi razziali alla Costituzione&#8221;. Si tratta di un allestimento museale di notevole importanza storica e didattica che da più di dieci anni attira visitatori provenienti da tutto il territorio nazionale, soprattutto scolaresche e associazioni.<br />
Frutto di un lavoro ingente da parte dell’<a href="http://www.istoreto.it/" target="_blank">Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea &#8220;Giorgio Agosti&#8221;</a> e dello studio N!03, il Museo Diffuso ospita, oltre all&#8217;allestimento già citato, diverse mostre temporanee di carattere storico e civico che si susseguono nel corso dell’anno.<br />
Il cuore del Museo è rappresentato però dall&#8217;allestimento originario, dedicato alla storia di Torino tra gli anni ’30 e ’40 del ‘900. Gli elementi che rendono questo Museo così attraente per le scuole (e non solo) sono principalmente due. Innanzitutto lo stretto legame tra il Museo e la città di Torino. Si tratta infatti di un Museo Diffuso, che invita il visitatore a non fermarsi all&#8217;allestimento rinchiuso all&#8217;interno del Palazzo dei Quartieri Militari, ma a continuare la visita nel territorio circostante, ricco di luoghi che testimoniano di un passato ancora vivo e presente.<br />
Il secondo punto di forza di questo Museo consiste nell&#8217;allestimento multimediale e interattivo attraverso il quale viene raccontata una storia ben precisa. Le vicende di Torino tra il 1938 e il 1948 sono narrate mediante un percorso museale costruito come una immaginaria metropolitana delle memoria.</p>
<div id="attachment_2198" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><img class="size-full wp-image-2198 " src="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2014/05/museodiffuso2.jpg" alt="museodiffuso2" width="300" height="197" /><p class="wp-caption-text">Esempio di fermata della &#8220;Metropolitana della Memoria&#8221;</p></div>
<p>Dopo aver acquistato il biglietto e aver ricevuto in dotazione delle cuffie audio, il visitatore viene invitato a scendere nei sotterranei del Palazzo per iniziare il suo percorso di visita. Le prime quattro stazioni della metropolitana (rappresentata graficamente da linee bianche che corrono lungo il pavimento delle sale) sono dedicate ad alcuni aspetti della vita torinese negli anni della guerra. Le fermate VIVERE IL QUOTIDIANO, VIVERE SOTTO LE BOMBE, VIVERE IL REGIME e VIVERE L’OCCUPAZIONE sono tutte strutturate nello stesso modo: un breve documentario, costruito con fonti d’archivio audio e video, informa il visitatore sul tema della stazione, mentre due testimoni con i quali ci si trova “faccia a faccia” (grazie alla proiezione della loro testimonianza all&#8217;interno di specchi che si attivano con il passaggio dell’utente) raccontano della propria esperienza.</p>
<div id="attachment_2199" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-2199 " src="http://www.elisamalvestito.it/web/wp-content/uploads/2014/05/museodiffuso.jpg" alt="museodiffuso" width="300" height="450" /><p class="wp-caption-text">Tavolo multimediale dei Luoghi della Memoria</p></div>
<p>Terminata questa prima parte del percorso, le linee della metropolitana conducono ad un tavolo multimediale dove sono raffigurati alcuni luoghi della memoria della città di Torino legati alla seconda guerra mondiale. Attivando con la mano i pannelli bianchi associati ai dodici luoghi rappresentati, si approfondisce non solo la storia del luogo selezionato, ma anche il significato che questo assume in relazione alle fermate tematiche appena superate. Ciascun luogo, infatti, è collegato idealmente a una delle stazioni della metropolitana e attraverso gli approfondimenti proposti, si scoprono nuovi episodi della storia torinese.<br />
Prima di proseguire con la terza parte della visita, è possibile visitare il rifugio antiaereo costruito negli anni ’40 nei sotterranei dell’edificio. Grazie alle testimonianze che si possono ascoltare all&#8217;interno e agli effetti audio che simulano i rumori delle bombe, la visita al rifugio è, forse, il momento più emozionante dell’intero percorso.<br />
Una volta risaliti dal rifugio, è possibile completare il percorso museale affrontando le ultime due stazioni della metropolitana dedicate alla Liberazione e alla Costituzione. VIVERE LIBERI è strutturata in modo diverso dalle fermate precedenti. Attraverso il racconto di quattro testimoni, vengono narrate le diverse forme di liberazione che hanno coinvolto i cittadini torinesi: la liberazione dal nazifascismo, la liberazione dai campi di concentramento, il ritorno alla vita “normale” dopo l’esperienza resistenziale e la conquista del voto per le donne. La visita si conclude al capolinea VIVERE LA COSTITUZIONE dove vengono affrontati alcuni principi chiave della carta costituzionale attraverso la lettura di testi. Il visitatore è invitato a sedersi di fronte ad alcuni attori e a farsi coinvolgere dalle letture dei brani: un chiaro invito a far propri e a partecipare alla tutela dei principi fondamentali della Costituzione italiana.<br />
Ed è proprio con la Costituzione che si conclude il percorso di visita. La storia di Torino appare più chiara, anche grazie all&#8217;espediente narrativo attraverso il quale viene raccontata all&#8217;interno del Museo. Affrontando tematiche ben precise e approfondendo alcuni aspetti della storia locale, grazie alle parole dei testimoni e alle tracce presenti nei luoghi di memoria, si scopre una Torino nuova, caratterizzata da un passato ricco di avvenimenti e protagonisti.<br />
Oltre alla dimensione narrativa, la forza di questo Museo è rappresentata anche dal suo allestimento multimediale. L’inserimento di video all&#8217;interno di specchi e l’attivazione di pannelli attraverso il contatto fisico, permettono al visitatore di entrare a fare parte della storia che qui viene raccontata. Il coinvolgimento emotivo è quindi uno degli obiettivi raggiunti da questo tipo di museo. L’utente, una volta terminata la visita, si ricorderà delle parole di un testimone o di un episodio accaduto in un determinato luogo e, grazie a questi ricordi ed emozioni, sarà spinto ad approfondire la conoscenza di questi avvenimenti e del contesto storico nel quale sono accaduti. L’allestimento multimediale può quindi essere utilizzato come ponte di passaggio che conduce dall&#8217;emozionalità all&#8217;approfondimento conoscitivo.<br />
Questo tipo di allestimento interattivo, unito alla nuova prospettiva di ricerca e di narrazione storica, fanno del Museo Diffuso di Torino non solo un piccolo gioiello culturale della città, ma anche e soprattutto un ottimo esempio di comunicazione culturale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Articolo pubblicato sul <a href="http://mastercomunicazionestorica.blogspot.it/" target="_blank">blog del Master in Comunicazione storica</a>, 14 maggio 2014.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.elisamalvestito.it/web/museo-diffuso-museo-interattivo-il-caso-di-torino/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
